Arnaud D’Apremont, La vera storia di babbo natale, Torino, L’età dell’acquario, 2005, pp. 204, € 16,50 Chi nelle sue reminescenze fanciullesche non ricorda Babbo Natale come un simpatico vecchietto dall’aspetto bonario, con una candida barba bianca e una lunga cappa rossa?
In realtà le attuali sembianze con cui ci è noto il dispensatore natalizio di
regali sono state progettate a tavolino dai pubblicitari della Coca-Cola, mentre il nucleo centrale del leggendario vecchietto affonda le sue radici in una stirpe fantastica di personaggi: dei, eroi, sciamani che dalla notte dei tempi dispensano doni ma anche terribili castighi. Babbo Natale si lega indissolubilmente al solstizio d’inverno e alla sua promessa di rinascita ad una nuova vita. Egli rappresenta una natura addormentata pronta ad aprirsi ancora una volta alla luce, ma anche l’anima innocente del bambino che sopravvive nel cuore dell’adulto.
Attraverso il mito di Jul, della Caccia selvaggia, di San Nicola, del dio Odino-Wotan, del druido sciamano-merlino, del Castigamatti, di svariate Mamme Natale, fino ad un incredibile processo messo in atto dalla Chiesa Cattolica (che accusava il prode Babbo di aver rimpiazzato nel cuore dei bambini il primo grande dispensatore natalizio di regali Gesù e di essere l’incarnazione di una fede pagana mai del tutto tramontata) con una sentenza di messa al rogo, Arnaud D’Apremont, già autore di diversi saggi che affondano le radici nell’arcano, ci guida in una breve cronistoria non solo del personaggio principale del libro ma della più grande festività cristiana.
Un libro sorprendente, colto e ricercato teso allo studio delle nostre tradizioni , rievocando riti e segni di un tempo lontano, con l’obbiettivo di donare l’autentico significato ad una celebrazione millenaria, tra spiritualità religiosa e folklore mitologico e pagano.










