Spigoli&Culture

spigol@ture

Bassani G., Il giardino dei Finzi Contini, 1962

Print PDF
User Rating: / 41
PoorBest 
bassanig-giardinofinziconti      Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi Contini, Torino, Einaudi, 1962, pp. 295
      Nel 2002, a Ferrara, si sono resi numerosi omaggi a Giorgio Bassani per il quarantennale della pubblicazione del suo primo romanzo, il più amato dai lettori, Il giardino dei Finzi Contini, pubblicato da Einaudi nel 1962, Premio Viareggio nello stesso anno. Dal romanzo è stato tratto, nel 1970, l’omonimo film di Vittorio De Sica che ha ricevuto l’Oscar come migliore film straniero.
      Nel Romanzo di Ferrara, Il giardino dei Finzi Contini è il Libro terzo.
      Ai limiti della città di Ferrara, nel cerchio delle mura, presso la Mura degli Angeli, sorgono un giardino mitico e un muro, non un muro qualunque, ma il muro di cinta della villa Finzi Contini, in corso Ercole I d’Este. Il muro di cinta e il giardino  sono i luoghi di un mondo infantile perfettamente protetto e irraggiungibile dalle malefiche influenze esterne. In questi luoghi, lo scrittore sceglie di rivivere un passato che ben sa non avere più legami con il presente, ma che sarà sempre parte di lui (G. Oddo De Stefanis, Bassani entro il cerchio delle sue mura, Longo Editore, Ravenna 1981, p. 21).
      Così, è proprio in alcuni personaggi che Bassani fonde il senso interiore del luogo con il suo personale esistere, e rende universale il mondo particolare della città e della provincia di Ferrara.
      Micòl Finzi Contini ne è l’esempio più chiaro. Micòl sorridente si affaccia da un paradiso, un “giardino terrestre” che si offre con i suoi celati misteri alla fantasia del protagonista-personaggio, narratore-scrittore (il romanzo è scritto in prima persona), e quando scompare, gli lascia un ricordo perenne e una lezione di vita. Numerose sono state le persone, non ferraresi ma anche non italiane, venute a Ferrara sotto la suggestione potentissima del Giardino dei Finzi Contini, pensando che, per le vie con i ciottoli della città, da un momento all’altro sarebbe uscita la giovane protagonista Micòl per accompagnarle nel suo giardino, benché esso sia solo un “luogo letterario”.
      L’ambiente rievocato nel romanzo è quello ferrarese delle famiglie della comunità israelitica oppressa sempre più dalle leggi razziali antiebraiche –promulgate in Italia il 3 settembre 1938- che le escludevano dai circoli sportivi, dalle biblioteche e dai luoghi di ritrovo. C’è da segnalare infatti un’affermazione contenuta nelle prime pagine del Giardino dei Finzi Contini: in primo luogo eravamo ebrei. Avverte un importante critico, Geno Pampaloni, che nessuno in Italia ci aveva dato con tanta penetrante dolcezza il senso dell’antica dignità e del dolore con cui gli ebrei italiani hanno subito i terribili anni di guerra.
bassanig-giardifinzicontini      Si era nel ‘38 puntualizza Bassani. Un giorno, Giorgio il protagonista, profondamente avvilito per essere stato rimandato in matematica, vagabonda in bicicletta lungo la “Mura degli Angeli”. Dopo essersi fermato in un prato, perché non ha il coraggio di ritornare a casa, si sente chiamare dal muro di cinta del misterioso giardino dei Finzi Contini. E’ Micòl, la coetanea conosciuta fino ad allora soltanto di vista, perché tra le due famiglie esiste una distanza incolmabile, nonostante la comune origine ebraica. I Finzi Contini sono infatti aristocratici raffinati che vivono appartati in una grande villa circondata da un immenso parco. Ecco l’indimenticabile presentazione di Micòl: “Ehi, ma sei proprio anche cieco!”, fece una voce allegra di ragazza. Per via dei capelli biondi, di quel biondo particolare striato di ciocche nordiche…che era soltanto suo, riconobbi immediatamente Micòl Finzi-Contini. Si affacciava dal muro di cinta come da un davanzale, sporgendone con tutte le spalle e appoggiandovisi a braccia conserte… Mi osservava di sotto in su: da abbastanza vicino perché riuscissi a vederle gli occhi; che erano chiari, grandi, forse troppo grandi, allora, nel piccolo viso magro da bambina (pp. 50-52). Superato qualche imbarazzo iniziale, quel muro sarà scavalcato: ha inizio così un’amicizia che sfocerà poi in una delicata, tormentata e particolarissima storia d’amore. Il Giardino dei Finzi Contini, dirà lo stesso Bassani, in un’intervista del 1977, è la storia di un pellegrinaggio da una realtà vasta quanto il mondo fino alle soglie di un certo giardino. E Micòl è la guida diretta e indiretta dal muro che separa questo giardino da tutto il resto, fino al centro di esso, fino al cuore di esso, fino cioè alla camera di Micòl (Intervista del 1977, in G. Oddo De Stefanis, op. cit., p. 124).
      Dopo il fuggitivo incontro degli anni dell’adolescenza, Micòl scompare. Ricomparirà nella vita del protagonista alle soglie dell’età virile e sarà allora che egli riuscirà a passare “di là dal muro”. Dal “verde paradiso degli amori infantili”, i due giovani si affacciano dunque alla realtà della vita e si dibattono tra i segni di minaccia che li circondano. Il viaggio sentimentale dello scrittore-protagonista prosegue verso la meta ultima, la stanza di Micol. Finalmente si compie l’evento, il primo bacio a Micòl, in occasione della Pasqua ebraica, una Pasqua con la neve. Il racconto è frammentato tra ansia di anticipazione adolescenziale e istante di realizzazione. Poi l’interrogativo: Ma non era stato troppo tardi? E quando riuscirà ad entrare nella stanza di Micòl, il protagonista si troverà a riflettere dolorosamente: ebbi il senso preciso che la stavo perdendo,  che l’avevo perduta. In lui nasce l’enigma (parola usata da Bassani): si è lasciato sfuggire Micòl o è lei che gli è volutamente sfuggita? Non è stata però colpa di un bacio tardivo o di un’occasione perduta. Da tempo, gli spiega Micòl, lei si era accorta che tra loro era nato qualcosa di falso, di sbagliato, di molto pericoloso (pp. 190-220).
      Alla fine del romanzo, la rinuncia del protagonista a Micòl, coincide con la sua entrata nella vita vera: Non andarci più, a casa loro... E’ più da uomo, tra l’altro gli dice il padre (p. 278).
      Ormai il narratore-protagonista solo nell’arte può recuperare Micòl. Ella appartiene ai suoi sogni giovanili, il giardino diventa il simbolo del paradiso perduto, la vita dignitosa e appartata dei Finzi Contini deve essere narrata con la dolorosa consapevolezza del dopo, cioè della loro tragica morte nel campo di concentramento tedesco.
      Se la fine degli anni Trenta del Novecento ha lasciato una ferita indicibile, il recupero del passato si è tradotto per Giorgio Bassani, poeta,con la testa sempre voltata all’indietro (p. 224) nella poesia-verità, una dimensione artistica capace di andare oltre la vita per riallacciarsi ai morti, a quello che i morti ci hanno lasciato in eredità. Solo così lo scrittore può tendere ad una condizione essenziale per la propria consistenza umana e letteraria.
      In una fondamentale intervista del 1991 ad Anna Dolfi, Bassani ha detto: I poeti si confessano sempre attraverso uno dei loro personaggi. Anzi: tutti i loro personaggi, se non sono tanti, sono forme del loro sentimento... Micòl  è come me. Non avrei potuto scrivere il romanzo di cui Micòl è la protagonista assoluta, se non fossi somigliato in qualche modo a leiI romanzi che sono fabbricati come oggetti di consumo, che non esprimono la realtà intima e profonda di chi li scrive, non sono romanzi, sono fabbricazioni artigianali, che …non interessano chi si occupa della letteratura come di un fatto essenziale, fondamentale. Egli, è bene ricordarlo, non si considerava un romanziere, bensì un poeta, come ha ribadito con forza: sono un poeta… sostanzialmente un poeta… (Un’intervista inedita, in Bassani, Opere, cit.,  pp. 1346-47).
 
 
  • Incipit Da molti anni desideravo scrivere dei Finzi-Contini – di Micòl e di Alberto, del professor Ermanno e della signora Olga – e di quanti altri abitavano o come me frequentavano la casa di corso Ercole I d’Este, a Ferrara, poco prima che scoppiasse l’ultima guerra. Ma l’impulso, la spinta a farlo veramente, li ebbi soltanto un anno fa, una domenica d’aprile del 1957. Fu durante una delle solite gite di fine settimana. Distribuiti in una decina d’amici su due automobili, ci eravamo avviati lungo l’Aurelia subito dopo pranzo, senza una meta precisa.
  • Éxplicit Che cosa c’è stato, fra loro due? Niente? Chissà. Certo è che, quasi presaga della prossima fine, sua e di tutti i suoi, Micòl ripeteva di continuo anche a Malnate che a lei, del suo futuro democratico e sociale, non gliene importava un fico, che il  futuro, in sé, lei lo aborriva, ad esso preferendo di gran lunga “le vierge, le vivace et le bel aujourd’hui”, e il passato, ancora di più, il caro, il dolce, il pio passato. E siccome queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire: di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare.

Add comment


Security code
Refresh

 
You are here: