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Scozia. Capitolo secondo: l’università - Impressioni...

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      Le università scozzesi ospitano studenti da qualsiasi parte del mondo eccetto la Scozia. Ossia, gli studenti indigeni sono solo una minima parte. A parte gli studenti internazionali, abbondano iscritti provenienti dall’Inghilterra. Infatti, l’istruzione in Scozia, che ormai è uno Stato quasi del tutto indipendente, è molto più conveniente che nel resto del Regno Unito. In ogni caso, le tasse universitarie sono molto più alte che in Italia, ma bisogna dire che le cosiddette “tuition fees” sono pagate quasi interamente dallo stato.
La Scozia, incredibile a dirsi, è cosparsa da un gran numero di università, anche nelle città più piccole come Inverness, sul freddo lago di Lochness, o Dundee, affacciata sul freddo mare del Nord. La più rinomata università, non solo della Scozia, ma del mondo, è quella di Edimburgo, città molto viva dal punto di vista culturale e che ha dato i natali ad importanti scrittori quali Sir Water Scott, Robert Louis Stevenson e Sir Arthur Conan Doyle. Non lontano da Edimburgo si trova anche St. Andrews, cittadina di 18.000 abitanti, metà dei quali sono studenti iscritti all’università della città, la più antica della Gran Bretagna (è stata fondata nel 1413).
Uno dei motivi per cui gli studenti scozzesi scarseggiano, mentre quelli inglesi abbondano, consiste nel fatto che l’inizio dell’università coincide con l’abbandono del nido familiare. Gli studenti, ottenuto il diploma di scuola superiore (high school), fanno domanda di iscrizione presso diverse università, molto spesso situate dalla parte opposta dell’isola, anche se potrebbero benissimo trovare lo stesso corso di laurea nell’università locale, ma, così facendo, non avrebbero la possibilità di allontanarsi da casa e, per dirla in parole povere, darsi alla pazza gioia, lontani dal controllo dei genitori. Gli studenti, se vengono accettati dall’università, si trasferiscono, con armi e bagagli, nelle residenze studentesche o, più raramente, in appartamenti indipendenti con altri studenti. Le matricole, al momento dell’iscrizione, hanno diciotto anni, o li compieranno entro il primo anno, per cui sono considerati immature e chiassose dagli studenti più grandi. Per questo, le residenze universitarie spesso mettono a disposizione case dedicate esclusivamente ai “postgraduate students”, gli studenti che stanno frequentando i cosi di laurea specialistica e che, quindi, hanno bisogno di più tranquillità e silenzio per studiare. Per il resto, le altre residenze sono ostaggio dei rumorosi “undergraduare students”, occupati, più che a studiare, a organizzare feste dal lunedì sera alla domenica notte. Non si riesce a capire come riescano a consegnare in tempo i famigerati “essays”, i saggi che tutti gli studenti di qualsiasi corso, da matematica a lettere, devono scrivere durante il semestre. I saggi, la cui lunghezza varia a seconda dell’anno di studio, devono seguire regole particolari riguardo la bibliografia, la struttura e la consegna. Il voto, in ventesimi, è accompagnato da un commento e da una lista di suggerimenti e correzioni. I saggi costituiscono una percentuale dell’esame finale, il quale contribuisce solo in parte al voto, che si compone anche di altri giudizi, come la frequenza alle lezioni, per gli studenti iscritti al terzo anno.
Gli studenti devono consegnare all’ufficio della “school” (corrispondente, più o meno, alla nostra facoltà), oltre a copie cartacee, anche una copia telematica.
Per quanto riguarda l’insegnamento, gli iscritti, a seconda del corso di laurea scelto, sono affidati ad un “adviser of studies”, un insegnante con il quale si decide che corsi fare ogni anno in modo da raggiungere i crediti previsti. Il primo incontro con l’adviser avviene durante la prima settimana, quando gli studenti devono anche registrarsi presso un apposito ufficio. Non sono ammessi semplici spettatori alle lezioni, come nel nostro Paese. Con la registrazione gli studenti vengono inseriti nella lista dei corsi scelti e, nella prima settimana di lezioni, vengono suddivisi in gruppi di circa 15 persone affidati ciascuno ad un “tutor”. Alla lezione (“lecture”) settimanale, della durata di circa un'ora e a cui assistono tutti gli studenti, si affianca il “tutorial”(o “seminar”), dei singoli gruppi. Si tratta di una lezione in cui il tutor propone una serie di argomenti collegati alla lezione di quella settimana e gli studenti, a coppie o a piccoli gruppi, discutono un tema e in seguito riferiscono alla classe le conclusioni. Ci possono essere anche dibattiti, con il gruppo diviso in due schieramenti opposti.

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