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Carlucci D., Castaldo A., Un paese di Baroni, 2009 - “mors tua, cattedra mea”

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          Davide Carlucci, Antonio Castaldo, Un paese di Baroni, Milano, Chiarelettere, 2009, pp. 311, € 14,60
         Che cos’è l’università se non il riflesso di questa società? Di cosa dovremmo scandalizzarci? Se quello descritto da Davide Carlucci e Antonio Castaldo è il meccanismo di selezione della nostra intellighenzia -e, come tutti coloro che ne portano le cicatrici lo sanno, quello è il modo- allora dovremmo urlare al reato quando alcuni truffatori si accorgono di essere a loro volta vittime? Chi è entrato nel mondo accademico (ricercatore, associato o ordinario che sia), ha accettato molti compromessi , spesso a scapito di altri espulsi da quel “sistema” ben prima di presentarsi ad un concorso da ricercatore o associato, moltissimi ancora prima di accedere ad un dottorato di ricerca. Forse erano loro i migliori e non è stata data loro alcuna o poche possibilità di provarlo, ed in questo sta il vero dramma morale ed etico. In altre parole, la miccia che fa esplodere -a destra e a sinistra- le contraddizioni di tutti coloro che, a “chiacchiere”, hanno sempre sostenuto la necessità di un’istruzione libera, democratica ed aperta per tutti.
         Chi darà voce ai sommersi? Chi ne difenderà le ragioni? Se materialmente si è impossibilitati a rendere loro una giustizia, chi concederà loro “l’onore delle armi”? Certamente assai pochi di quelli citati da Carlucci e Castaldo, perché forse nessuno tra loro potrebbe, moralmente, “scagliare la prima pietra” in quanto “privo di peccato”.
         Mors tua, cattedra mea è il grido di battaglia che i rampanti aspiranti accademici lanciano in ogni università della Repubblica. Non vi è bisogno di sottolineare come abbiano facilmente ragione di coloro che non abbiano accettano questa regola di vita e lascino trasparire scrupoli di coscienza o ideologici. I potenti, poi, siano essi professori associati oppure ordinari, così come indifferentemente appartenenti al gender maschile o femminile, hanno capricci, bizze, paranoie e preferenze, tanto che la vittoria ad un concorso, un assegno di ricerca, una cattedra a contratto, una borsa di studio, spesso, si gioca nella capacità di assecondarli e soddisfare le loro aspettative, debolezze e voglie (carnali o meno). Se è così -e, come tutti coloro che ne portano le cicatrici lo sanno, è così- allora dovremmo rifondare le università per eliminare il problema. Dunque, il problema è irrisolvibile. Nessuno tradirà la propria casta. Ciò che abbiamo letto e leggeremo sui giornali, ciò che abbiamo visto e vedremo in televisione, e troviamo nel documentatissimo I Baroni, non sono altro che liti condominiali tra inquilini pronti a scannarsi per arrivare all’attico.
         Oggettivamente, i giornalisti Davide Carlucci e Antonio Castaldo, il primo de La Repubblica ed il secondo del Corriere della sera, hanno prodotto un’ottima inchiesta. Il libro è scorrevole e assai documentato. Facilmente leggibile, dunque, nonostante i numerosi riferimenti a fatti e personaggi. Forse, però, sarebbe stato opportuno inserire uno o più indici per renderlo ancor più facilmente consultabile. Entrambi hanno ben chiaro quanto stia accadendo nelle università. Questa consapevolezza emerge sin da subito, nelle prime pagine ancor prima del titolo, attraverso alcune citazioni chiarificatrici: “Non ho mai conosciuto nessuno che sia diventato professore solo in base ai suoi meriti” Paolo Bertinetti, preside della facoltà di Lingue e letteratura, Torino Oppure: “Se non si spezza questa catena, i giovani saranno a immagine e somiglianza di chi li ha arruolati, e tutto rimarrà uguale” Carlo Sabbà, professore, si è ribellato al sistema dei concorsi truccati, benché si possa notare che questo meccanismo fosse già in vigore quando lui vinse il concorso.
         Dopo una breve introduzione ed una Foto di gruppo che traccia la Geografia dell’Italia baronale e non, vengono affrontate le ragioni di questo baratro morale scalfendone, però, solo la parte più evidente. Come per un iceberg ciò che affiora è una percentuale assai ridotta rispetto a quanto rimane sommerso, ed in questo “sommerso” dovremmo comprendere la quasi totalità del mondo universitario (escludiamo di fatto gli studenti, il personale amministrativo ed i bidelli, non quanto tali, ma per la sola ragione che il loro impatto decisionale è quasi nullo). Il potere, chi lo esercita e in che modo, è il tema realmente affrontato nelle prime 250 pagine -circa- dell’inchiesta. Inizialmente Carlucci e Castaldo descrivono Un sistema «mafioso», fatto di accordi, di favori, di parentele, per affrontare, subito dopo, I poteri che contano come la massoneria, la mafia e l’ndrangheta, l’Opus Dei, le università virtuali (con baroni molto reali). Infine La politica ossia quegli aspetti che nei precedenti capitoli non avevano trovato una collocazione precisa, ma con molte interazioni con i fatti già là narrati. L’ultima parte è dedicata a La rivolta ossia alle testimonianze di chi, in qualche modo, ha protestato e denunciato quel modo di agire (va da sè: se avessero vinto loro, avrebbero agito nello stesso modo?).
         Un libro aperto e, dunque, un’inchiesta che potrebbe proseguire. Senza “conclusioni” che potrebbero trarre in inganno il lettore, inducendolo a supporre sia un problema superato. Non è così. Gli interessi che gravitano attorno alle università, come ben dimostrato ne I Baroni, vanno al di là del mondo accademico e coinvolgono la politica e la società più in generale.
         Un libro da leggere con disincanto e senza lasciarsi prendere da una giustificabile reazione emotiva.

Comments  

 
0 #1 RE: Carlucci D., Castaldo A., Un paese di Baroni, 2009 - “mors tua, cattedra mea”franci 2011-06-12 11:28
:cry: Non ci resta che piangere... :-x
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