Andrea Camilleri, L'avvertimento. Il Commissario Montalbano, Milano, Hazard, 2000, pp. 47, € 10,35; sceneggiato e illustrato da Giuseppe Lo Bocchiaro, Valerio Spataro, Claudio Stassi Risultato di un interessante concorso indetto in Sicilia dalla galleria palermitana AFFICHE, il volume in oggetto include il testo del racconto L'avvertimento (cui si sono dovuti ispirare i concorrenti), facente parte della raccolta Un mese con Montalbano (A. Camilleri, A. Mondadori), ed i tre prodotti creativi fatti emergere tra i 37 proposti, per matita di altrettanti «autori di fumetto siciliani», dalla giuria. A parte l'aletta di copertina, a parte due brevi scritti introduttivi, uno di Bruno Carbone, l'altro a firma di Giusto Catania, Assessore alla Cultura e di Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, la parola è lasciata al fumetto.
L'avvertimento di Giuseppe Lo Bocchiaro (Miglior Sceneggiatura), soltanto in tre tavole -per il resto è fedele al testo del racconto- scopre il punto di vista del narratore-investigatore, identificato con quello dell'autore (una sagoma nera in profilo di Camilleri, alla Hitchcock, racconta), intervistato da uno scrittore che ha volto e presenza del conosciutissimo Zingaretti: «E allora, Commissario Moltalbano, perche' non mi racconta di qualche sua emozionante avventura? Sa, mi serve per il libro che sto scrivendo...» (p. 14). Questa è la prima nuvola, in cui è condensato il capovolgimento (Zingaretti, raccoglie, convoglia, metaforicamente, con taccuino e matita in mano); l'ultima dà voce al viso di Camilleri/Montalbano uscito dall'ombra.
Ne L'avvertimento di Claudio Stassi (Miglior Fumetto), la rielaborazione è pressoché totale, sia dello scritto che del figurato: qui, Montalbano acquisisce una fisionomia inedita. Sebbene, in tale fisionomia sia riscontrabile un insieme peculiare, un complesso di tratti caratteristici. Perfettamente inserito tra gli altri personaggi del luogo, è identificato dal Lettore per il rapporto da Superiore nei confronti di Fazio e Mimmì, e da una voglia rossa sotto l'occhio sinistro. Nulla è ripreso dalla trasposizione telefilmica, nulla fa l'occhiolino al rassicurante immaginifico che ha fatto la fortuna del Montalbano televisivo.
Ne L'avvertimento di Valerio Spataro (Miglior Disegno), il fumetto si fa caricatura. La voce narrante è quella di tre vecchietti che chiacchierano seduti su una panchina. Un altro vecchietto, Camilleri, che sembra leggere una pubblicazione della Sellerio gustandosi una merenda, seduto su un'altra panchina, viene coinvolto (ascolta, legge, immagina). Il protagonista del racconto ha il volto di Vittorio Gassman, la di lui moglie, ha i tratti di Silvana Mangano, ed il Commissario Montalbano, dal viso legnoso, dai capelli bianchi, dalla muscolatura sportiva, dal viso sorridente, indossa una polo con sopra un gilet da pescatore, se è in ufficio, o un accappatoio color del mare quando medita sul terrazzo di casa propria. Una differente lettura del testo, secondo la quale, il fumettista sembra sottolineare l'importanza della storia in sé (di conseguenza grandi attori per i ruoli principali), e la libertà lasciata al Lettore di fornire un volto qualunque, semmai il proprio (perché no!?) al Commissario.
Si tratta, pertanto, di un volumetto di quarantasette pagine, estremamente importante nell'economia della critica letteraria veicolata alla letteratura su Salvo Montalbano, che assumerà sempre più peso in termini di analisi della produzione di Andrea Camilleri.
Come esempio emblematico, delle trasposizioni dalla pagina scritta in filmato e/o in fumetto del volto (e della personalità) di un investigatore protagonista di racconti e di romanzi, può considerarsi Nero Wolfe -di Rex Stout- che nel giro di trenta anni, dal 1934 al 1975, fu variamente interpretato: dall'attore Edward Arnold nel 1936, da Walter Connolly nel 1937. Negli Anni Quaranta al personaggio venne data una voce in trasposizioni radiofoniche statunitensi, e pure un volto disegnato dal fumettista americano Mike Roy, sino a quell'interpretazione che più di ogni altra individua, nell'immaginario collettivo, la figura di Nero Wolfe ai nostri giorni.
E' indimenticabile, infatti, la serie di Nero Wolfe girata dalla Rai nel 1969 che vede Tino Buazzelli vestire i panni di Nero Wolfe, Paolo Ferrari quelli di Archie Goodwin, con Pupo De Luca nella parte di Fritz Brenner e di Renzo Palmer (o di Attilio Cucari) in quella dell'Ispettore Cramer. Da non dimenticare la caratterizzazione di William Conrad, in una serie televisiva degli Anni Ottanta, nonché la meno conosciuta, interpretazione di Nero Wolfe da parte dell'americano Maury Chaykin nella trentina di episodi televisivi di A Nero Wolfe Mistery del triennio 2000-'02. Per non parlare delle copertine de Il Giallo Mondadori (da Nero Wolfe difenditi a Nero Wolfe e il caso dei mirtilli, per citarne due ritratti originali), in cui sono stati riproposti di volta in volta, nelle varie edizioni, i volti televisivi in auge dell'investigatore, oppure qualche paffuto profilo inedito. [Per ulteriori info www. thrillermagazine.it]
Un esempio, quello di Nero Wolfe, più che rappresentativo -personalmente l'interpretazione del Commissario Maigret da parte di Gino Cervi o di Renzo Palmer, (o dei diversi Poirot), potrebbe esserlo ancor meglio- in quanto sintetizza la prospettiva del Pubblico (di lettori, di spettatori, di telespettatori, di radioascoltatori, di appassionati del fumetto, non meno di registi, sceneggiatori, e attori) e del suo immaginifico in relazione al testo di uno scrittore. Senza escludere che in futuro, con spostamenti negli spazi e nei tempi, vi siano altre prospettive di lettura di quei gialli e che, di conseguenza, volti e contesti cambino.
Alla luce di quanto affermato da Camilleri, secondo cui dal 1998 il “suo” personalissimo Montalbano avrebbe dei tratti ben reali (volto del Prof. Giuseppe Marci, al quale nessun autore disponibile somiglia -vedi, la Repubblica.it), per ora, facciamo tesoro delle segnalazioni riguardanti età, stato psicologico e velate descrizioni riguardanti Montalbano fornite dal Nostro nei suoi gialli o nelle interviste rilasciate; immaginiamo il “nostro” Commissario -è questa, in fondo, la forza della Letteratura!- ognuno di noi secondo propri canoni di uomo, di bellezza, di prestanza, senza dimenticarci che di apparenza, di mera esteriorità, si sta parlando, e si è sino ad ora scritto.
Zingaretti, o qualsiasi altro? Simpatia di un attore, o basta la professionalità?
Chi altri potrebbe vestire ora i panni di Montalbano, dopo la fortunata serie di Zingaretti, se non Andrea Camilleri in persona o qualcuno che gli somigli?
In fin dei conti, tenendo tra le mani L'avvertimento sorge la curiosità riguardo la rimanente trentina di interpretazioni disegnate del volto o dell'aspetto di Montalbano regalate dagli altri partecipanti al concorso Nuvole Nuove. A distaccare la mente dalla fisionomia di Zingaretti, di certo non giovano le copertine di libri vari (leggi a tema “cucina”), che ultimamente propongono il Montalbano “buona forchetta”, sulle quali troneggiano i fotogrammi delle serie televisive. Ciò nonostante, senza ombra di dubbio, ai Lettori, le avventure investigative di Montalbano piacciono, poiché nelle debolezze, nelle forze, nelle abilità, nelle caparbietà, e pure nei difetti del carattere di Salvo Montalbano (vedi l'ineguagliabile, esile, paravento, su cui è stampato il ritratto del padre di Camilleri, che lo divide dall'illegalità), si delinea una persona comune che, nel proprio lavoro, mette in gioco interamente se stesso (anche a scapito della vita privata). Con o senza capelli, con o senza baffi.

