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Baarìa (Giuseppe Tornatore, 2009)

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Abbiamo visto il film Baarìa di Peppuccio Tornatore.
Premetto che ritengo (ma ormai lo dicono tutti), Tornatore tecnicamente il miglior regista italiano di oggi; premetto che da quasi subito (da Stanno tutti bene), lo ritengo un autore imperfetto per un “semplice” motivo: scrive da solo le sue sceneggiature. Pensi di chi si servivano i vari Leone, Fellini, Visconti… Premetto che ho amato molto Una pura formalità e L’uomo delle stelle.
Detto questo, ho visto Baarìa. Stilisticamente e narrativamente un suo film minore; la sua scommessa di raccontare in maniera nuova e meno “ridondante” è fallita. Per eccesso, direi, involuto nel racconto e in alcuni momenti algido e “noioso”. Se posso… Si vada a rivedere le bandiere rosse di Anghelopulos dell’Ulisse, i dolly di Leone di C’era una volta il west. I primi piani di Pasolini, gli interni familiari di Amarcord.
Mi hanno spiazzato tutte le scene iniziali, brevi (troppo), i tanti personaggi quasi sempre dei bozzetti umani fine a se stessi o ad una battuta gag che doveva rendere più leggera la visione. Mi dispiace, ma anche la fotografia in molti momenti è laccata e la povertà meno appariscente di quello che doveva essere. Sembra quasi che dovendo raccontare quarant’anni di storia a Bagheria, anche personale, di contadini, di povera gente antifascista prima e comunista dopo l’autore abbia perso oggettività, quadro d’assieme, un po’ di retorica emotiva – che in queste storie non guasta per niente (Un po’ di melò!). Forse l’autore era “così lontano, così vicino” alla drammaturgia. Al punto che si fanno preferire le soluzioni registiche di Crialese e di altri registi della generazione successiva.
Data uscita: 25/09/2009

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