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nastro bianco; Il (Michael Haneke, 2009)

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Abbiamo visto Il nastro bianco diretto da Michael Haneke.
Ci sono alcuni registi -rimaniamo in Europa- che quando decidono di fare un film lasciano lo spettatore spiazzato, entusiasta, euforico mentalmente. Uno spettatore particolare, naturalmente; uno di quelli che resiste, volente o nolente, al genocidio culturale imperante. Uno che continua a leggere buoni libri, che mangia buone cose, che fa viaggi non banali, che ha rapporti sociali non convenzionali. Questi registi non sono troppo acclamati, ma fanno la storia del cinema di oggi, resteranno negli annali e da loro si potrà ripartire quando lo stato delle cose lo renderà possibile. Registi come i fratelli Dardenne, Kaurismaki, von Trier, Mike Figgis e naturalmente il bavarese Haneke.
Michael Haneke è il regista di film come Funny Games (1997), Codice sconosciuto (2000), La pianista (2001), Niente da nascondere (2005) e oggi Il nastro bianco (Das Weisse Band), Palma d’oro all’ultimo festival di Cannes. Un film potente, magnifico, rigoroso, la cui trattazione è tra le più ardue, complesse e affascinanti e che spinge lo spettatore più in là, lo fa affondare nelle radice del Male, da dove poi ha inizio l’orrore della guerra e dei fascismi. Un film che ci sembra parallelo a un altro capolavoro Dogville, di von Trier, ma Haneke radicalizza ancora di più la tematica, forse perché tedesco, forse grazie ai suoi studi di filosofia e di psicologia.
Il film girato in bianco e nero è ambientato in un villaggio della Germania alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Il racconto ha la voce in off del maestro, un giovane ingenuo e sprovveduto, che proviene da un altro villaggio e che ci introduce nella piccola comunità contadina abitata da adulti rigidi e autoritari, donne succubi e complici, popolata di bambini e adolescenti che fanno gruppo per difendersi da genitori troppo distanti, affettivi e violenti. Una comunità ‘governata’ dal barone, proprietario terriero, dal pastore, dall’intendente e in misura minore dal medico. In questo villaggio iniziano a verificarsi fatti strani, preoccupanti e inspiegabili. Delle piccole vendette contro il medico, una donna, il bambino del barone; accanimenti che sembrano dei rituali punitivi che prendono di mira anche un ritardato mentale. Il tutto avviene nel tranquillo ambiente di campagna che nonostante gli spazi risulta claustrofobico e asfittico. Dove tutto è ordinato, tutto rinchiuso nei recinti della convenzione “dell’educazione” ma dove non c’è posto per generosità e umanità, dove gli adulti nascondono con naturalezza nefandezze inconfessabili e mettono in pratica la violenza per poi chiamarla educazione. E i ragazzi educati e obbedienti nascondono una rabbia che cresce fino alla violenza.
Haneke ha imparato la lezione di Ingmar Bergman, come il grande svedese osserva gli esseri umani con l’attenzione di un entomologo, li penetra senza pietas e dopo averli denudati ce li mostra nella loro unica luce.
La scheda di Domenico Astuti
  • Regia: Michael Haneke
  • Sceneggiatura: Michael Haneke
  • Fotografia: Christian Berger
  • Montaggio: Monika Willi
  • Scenografia: Christoph Kanter
  • Costumi: Moidele Bickel
  • Cast: Il Pastore - Burghart Klaussner; Il maestro - Christian Friedel; Narratore - Ernst Jacobi; Eva - Leonie Benesch; Il Barone - Ulrich Tukur; La baronessa - Ursina Lardi
  • Durata: 145’
  • Data uscita: 30/10/2009

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