
Stephenie Meyer, Breaking Dawn, Roma, Fazi editore, 2008, pp. 684, € 19.90
Il mito del vampiro era diventata una vecchia storia polverosa, relegata ad un pubblico di nicchia e a generi secondari. Il mostro delle tenebre, per un irriverente gioco del destino, era stato confinato nel buio. Poi con il folgorante successo di Twilight, l’immortale ha scosso la polvere dagli abiti ed è tornato a popolare l’immaginario collettivo.
Molti hanno criticato la Mayer pesantemente, ma in fondo vengono criticati tutti gli artisti che fanno successo e quindi una montagna di soldi, affermando che non sa scrivere e che la sua è “roba per ragazzini”. Le critiche sono sicuramente eccessive, la Mayer, con la sua saga, ha ridato vita ad un genere che affonda le radici nella storia dell’uomo, salvando una tradizione che altrimenti non sarebbe stata consegnata alle future generazioni.
Certamente il vampiro ha perso il suo fascino dandy, diventando un ricco ragazzino pieno di soldi e di macchine sportive, ma in fondo siamo figli del nostro tempo… La storia d’amore è sicuramente adatta ad un pubblico di giovani, ma non è banale. Chi ha amato a sedici anni, sa che si ama con tutto il cuore…
Tuttavia in questo ultimo capitolo della saga, la Mayer perde di coraggio, forse spaventata dalle orde di fans che non gli avrebbero concesso finali audaci, annegando la sua creatura in uno sdolcinato lieto fine e spegnendo ogni guizzo di originalità.
La Mayer ha ridato vita al mito del vampiro, il successo l’ha riempito di lustrini e paillettes…
Incipit
Già troppe volte avevo sfiorato la morte, ma non poteva diventare un’abitudine.
Eppure, affrontarla di nuovo sembrava stranamente inevitabile. Come fossi davvero destinata alla catastrofe. Le sfuggivo ogni volta, ma tornava sempre a cercarmi.
Questa, però, era una circostanza molto diversa dalle altre.
E’ facile scappare da qualcuno di cui hai paura, o tentare di combattere qualcuno che odi. Sapevo reagire nel modo giusto a un genere preciso di assassini: i mostri, i nemici…

