Claude Gauteur, Silvia Sager (a cura di), Carissimo Simenon Mon cher Fellini. Carteggio di Federico Fellini e Geoges Simenon, Milano, Adelphi Edizioni, 1998, pp. 142, € 12,00 Per Georges Simenon, Fellini è uno di quei rari artisti per i quali è impossibile resistere ai propri impulsi, pertanto un “creatore nato”. Per Federico Fellini, Simenon è una persona capace di intuire la dimensione fantastica delle cose e di darvi concretezza, tanto da portarlo quale esempio di creatore artistico. Anche la Prefazione di Claude Gauteur a questo carteggio -gli originali, tranne alcune lettere dall’Archivio Diogenes (Casa Editrice di Zurigo), sono presso il Fondo Simenon di Liegi- lascia le parole ai protagonisti, sottolineandone le affinità, offrendo il saggio di un rapporto né singolare, né originale, perlomeno se letto in un’ottica di finzione/deformazione, quella della letteratura e quella del cinema. Malgrado abbia rilevato in termini di incompatibilità i modi di vivere e di creare della letteratura e del cinema, Claude Gauteur rivelando il debito di Simenon e Fellini nei confronti della psicanalisi, indica la possibile coesistenza tra i due mondi, nonché la base comune di convivenza sulla carta e di dialogo, se non di influenza, tra due personalità che hanno cercato realizzazione nelle rispettive arti.
Si svelano essere due personalità piuttosto simili, Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 - Losanna, 1989), e Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 - Roma, 1993): ad esempio, la corrispondenza è scambiata nel completo e mutuo rispetto della propria madrelingua (tanto che sarebbe stato oltremodo piacevole e utile per il Lettore avere in calce alle lettere tradotte da Emanuela Muratori il testo originale in francese di Simenon) nell’arco di trent’anni, dal 1960 al 1989, telegrammi compresi.
Confermano un atteggiamento di reciproca ammirazione, d’amicizia, di comprensione, di condivisione, sia le espressioni d’apertura -«Carissimo Simenon, eccoci qua a chiacchierare di nuovo un po’ insieme con un sentimento di amicizia che è sempre costante, sempre più caloroso e totale» (Roma, 15 ottobre 1979); «Carissimo Fellini, fratello» (13 agosto 1980); «Carissimo, generoso, fedele Simenon» (1 luglio 1989)- che le espressioni di chiusura -«Creda, caro Fellini, alla mia fraterna amicizia. Mi saluti anche Giulietta (…) Il suo vecchio e devoto amico Georges Simenon» (20 settembre 1979); «Con amicizia incondizionata, sperando di vederla presto, suo Federico. Tutti i miei saluti più affettuosi a Teresa anche da parte di Giulietta, che si unisce a me in un grande abbraccio. A presto Federico» (Roma, 3 dicembre 1980)- che lasceranno sfociare il rapporto epistolare nel passaggio dal “lei” al “tu”, non doveroso, né naturale, quasi implicito nel non-detto che si deve saper leggere tra le righe. Il ruolo delle coincidenze, degli incontri mancati e di quelli avvenuti (il 20 gennaio 1984, Fellini festeggia il compleanno, partecipa alla prima a Zurigo de E la nave va, e va a far visita a Simenon a Losanna, Note al carteggio, p. 117), degli impegni pressanti, dei problemi sul set da una parte, o durante la stesura di un romanzo dall’altra, dei consigli espliciti o delle influenze inconsapevoli, viene ad assumere un peso significativo nel bilancio di questa relazione tra creatori.
Sono fondamentali le venti pagine di Note che guidano all’esatta collocazione delle lettere nei percorsi artistici dei Nostri due “creatori” alle prese con le loro rispettive opere, o per meglio dire, alla scoperta di loro stessi attraverso le loro opere, in uno strano gioco di compensazione. Forse, grottesco, sarebbe l’aggettivo giusto per il tentativo di bilanciamento tra opposti riconosciutisi, complici in differenze che li sollevano dalla critica, similari nell’indagare la realtà popolandola di fantasmi dai profili negativi e positivi, macchiette o delinquenti, metafore d’atteggiamenti, sogni o disinganni, così come loro stessi, sognanti e disillusi, da tempo, s’erano accorti d’essere. Nei confronti del mondo, delle donne, del loro lavoro. Complementare al carteggio e alle Note, l’intervista «Casanova, nostro fratello...» Simenon intervista Fellini (pp.123-138) pubblicata su l’Express nel 1977. Nella lettera (del 1979, pp.73-77) di Fellini su Città delle donne, si trova il rifermento ironico alle «vere immagini sacre della virilità: Don Juan, Enrico VIII, Casanova, Gianni Agnelli...In uno slancio di autentica ammirazione avevo anche pensato di mettere un’effigie di Georges Simenon, il più discreto ma il più incommensurabile fra tutti, mi sembrava un omaggio molto affettuoso e privato, poi però ho riflettuto che la citazione poteva apparire un po’ troppo maliziosa, vagamente irriverente...O no?», Nell’intervista oggetto/soggetto è Casanova (nel corpetto stravagante che Fellini gli fa indossare) certamente qualche passo indietro rispetto alla lettera, comunque già qualche passo oltre, da un punto di vista integrativo, che offre al Lettore un ulteriore significato al creare/indagare di Georges Simenon e di Federico Fellini. Fellini ha inteso inventare un indumento che caricasse d’infantilità Casanova, e di conseguenza, tra aneddotica e psicanalisi, alla lettura di Simenon, Casanova appare più nudo, più di quanto gli sembrerebbe se fosse realmente svestito: trovare «l’uomo nudo» è sempre stata la mia ossessione. E anche la sua, mi pare. Non è questo che lei ha cercato attraverso tutti i suoi film, dal primo all’ultimo? Ma è veramente difficile spogliarsi fino in fondo, come sto facendo io adesso con le mie Dettature... Sappiamo fin troppo bene che quel che troveremo è meschino. (p. 137).

