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Gialli svedesi: ovvero, non solo di Stieg Larsson

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     Il recente successo della cosiddetta “Trilogia Millennium”, opera del defunto giallista svedese Stieg Larsson e forse della sua compagna, ha fatto da traino ad altri prodotti del genere, spesso di maggior valore letterario ma meno conosciuti dal pubblico italiano.
     Chiudendo subito l’argomento Larsson, devo ammettere che ho avuto esperienza diretta solo di Uomini che odiano le donne, il primo libro, e l’ho lasciato perdere dopo non molte pagine, poiché non molto interessato a conoscere dettagli quali il tipo di computer usato dalla protagonista e amenità simili. Per carità, trattasi di prodotto dignitoso, ma tutte quelle pagine funzionano meglio al cinema. Al contrario dell’autore suddetto, credo che Henning Mankell meriti più attenzione, poiché i gialli con protagonista il commissario Wallander sanno trovare un giusto mezzo tra la verbosità “all’americana” e le atmosfere nordiche. Mankell se la cava meglio con le storie più vicine alla quotidianità (Assassino senza volto, La quinta donna), mentre risulta meno appetibile, ma pur sempre piacevole, quando vira verso i complotti internazionali (I cani di Riga, Muro di fuoco, La leonessa bianca). Dalle sue avventure sono stati tratti dei dignitosi film per la televisione, peraltro non molto fedeli al testo, trasmessi anche in Italia su Rete Quattro con il titolo Wallander. Invece, i telefilm tratti dai romanzi di Hakan Nesser, altro autore svedese, sono rimasti in patria, ma non i suoi libri, che ritengo essere anche superiori a quelli di Mankell poiché più concisi. Nesser ha esordito negli anni Novanta con un capolavoro, La rete a maglie larghe, uno di quei gialli nei quali scoprire il colpevole è difficilissimo fino a quando non ci si rende conto che non lo era affatto: l’essenza del genere, insomma. Altri suoi libri mantengono un alto livello, in specie Il commissario e il silenzio, ma l’esordio resta inarrivabile, anche perché nel frattempo l’autore ha preferito dedicarsi anche alla scrittura per la televisione. Per finire, non resta che leggere La principessa di ghiaccio di Camilla Läckberg, sulla quale punta molto Marsilio dopo l’esaurimento del fenomeno Larsson, senza scordarci L’ipnotista di Lars Kepler. C’è solo un piccolo problema: con l’arrivo della primavera, al contrario dei nostri amici svedesi, noi italiani abbiamo la possibilità di fare qualche bella passeggiata all’aperto, e ciò non può che andare a sfavore dei libri citati. Agli appassionati l’ardua decisione.
 
Last Updated ( Saturday, 13 March 2010 00:20 )  

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