Giallo (Dario Argento, 2009) - il vero crepuscolo degli dei
Sunday, 05 December 2010 15:17
Giombini Francesco
Può capitare che, in un sabato sera quando la tua fidanzata è all'estero per lavoro, tu, ignaro amante del cinema, riceva la proposta di un amico, che vuole piombarti a casa per una pizza e poi un film scelto da lui. Tu accetti tranquillo, anche perché sai che i vostri gusti di solito sono abbastanza omogenei, ti mangi una pessima pizza da asporto, e poi sul divano. Quando l'amico ti dice che state per vedere l'ultimo film di Dario Argento, Giallo, tu non sprizzi di certo entusiasmo, poiché hai avuto non solo la sfortuna di visionare le ultime pellicole del regista romano, Il cartaio e La terza madre, ma anche i due episodi mediocri da lui girati per la serie Masters Of Horror, prodotto di una Tv statunitense. In seguito, mentre inizia il film, ricordi anche di aver letto sul giornale di una polemica sul mancato pagamento nei confronti del protagonista del film, Adrien Brody, e della solidarietà del regista nei suoi confronti. A questo punto, il film è già a buon punto, e decidi di passare al whiskey, poiché non c'è altro da fare, e possibilmente a un buon Auchentoshan dieci anni d'invecchiamento. Alla fine della visione, il tuo amico, costernato per la scelta, cerca in qualche modo di tornare a casa, e tu ti infili nel letto chiedendoti: “Cosa ho visto”? Ecco, direi che è superfluo ogni ulteriore commento su questo thriller indecoroso di un ex maestro del cinema, ma essendo questa una recensione, qualcosa bisogna pur dire, magari senza commentare in modo argomentativo. Il film è immondo, improbabile, superfluo, recitato da cani pur disponendo di buoni attori (il suddetto Brody e la bella Elsa Pataki, figlia d'arte, mentre il maniaco omicida può aspirare al premio di peggiore attore di ogni universo), immotivato, televisivo, patinato, senza alcun guizzo nella trama, banale nei dialoghi, ripetitivo, stolido, involontariamente comico, fallato, ingenuo, financo putrido. E' con ogni probabilità il crepuscolo per Argento, che già aveva girato film alquanto discutibili, ma qui è andato abbondantemente sotto al livello di guardia, raggiungendo i minimi termini. Mi si dirà: “e la trama”? Non perdo certo tempo a raccontarla nei dettagli, basti sapere che c'è un taxista assassino (nel senso letterale, non riguardo alle tariffe) che uccide belle donne in quanto lui è brutto a causa di problemi epatici. Se non ci credete cercatelo in videoteca (il film, non il taxista), ma per una serata da soli è cento volte meglio una buona bottiglia, qualsiasi cosa contenga. Purché non sia gialla.
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