Ci risiamo, la kermesse sanremese ha riaperto i battenti con mamma Clerici che ha passato il testimone a Gianni Morandi. Una scenografia sobria, anche se un po’ in versione flipper. Come di consueto le scale sono rischiosissime e, pure, in un leggero dislivello. Le conduttrici fanno da bella cornice che spero riesca ad aumentare di spessore durante le serate.
Una serata fluida, senza troppi fronzoli che non ha tralasciato i riferimenti politici, presenti all’interno di alcuni brani, e nella satira magistralmente condotta da Luca e Paolo.
Tra i cantanti c’era la voglia di rischiare qualcosa in più, mettendo a nudo se stessi ed evidenziando abilità canore di tutto rispetto:
- la canzone di Giusy Ferreri, anche se non entusiasmante e poco graffiante;
- la magica Nathalie poteva comunque dare molto di più;
- La Crus dovrebbe confessare il ringraziamento per la partecipazione straordinaria del soprano Susanna Rigacci, che lavora con Ennio Morricone, comunque un brano di alta qualità;
- un Al Bano doc che ha quasi emozionato, un brano ed un’interpretazione da “urlo”;
- ottimo il pezzo di Roberto Vecchioni che mette in evidenza l’importanza della libertà di idee, ha cantato in maniera pulita e con sentimento;
- Max Pezzali rientra con un suo tipico brano, ma con contenuti più forti e personalizzati, una riflessione sui quarantenni;
- i Modà & Emma Marrone si sono impossessati del palco per vincere, sicuramente avranno tanta spinta dalle telefonate che arriveranno nelle prossime serate, anche se Emma rimane poco personale, guardandola ed ascoltandola si notano gesti e vocalizzi che vanno dalla Nannini a Cocciante passando per Dolcenera;
- il vento e le rose di Patty Pravo non sono bastati per far cambiar aria ad un brano stiracchiato e lei non ha dato il meglio di sé;
- Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario potrebbero esser definiti “non pervenuti”, troppo leggeri, sfumature insignificanti, nessuna emozione, neanche negativa;
- Madonia & Battiato hanno lasciato forse perplessi gli spettatori, un Battiato (l’alieno), arrangiatore, che è entrato al termine, seduto al piano, ha accennato qualche nota e poche parole finali. Madonia poteva venire anche solo, ma non convince come cantante;
- Davide Van De Sfroos si è divertito giocando con i protagonisti di un Sandokan attualizzato, ottimo motivo musicale, ma peccato che il dialetto comasco poco si comprenda;
- canzone giusta al momento giusto, Tre colori di Tricarico, ci fa sentire tutti più italiani che mai, con queste parole leggere e sussurrate, tra nebbia e montagna, guerre e unità, bianco rosso e verde, peccato l’intonazione sempre a rischio;
- Sanremo e la Tatangelo un binomio che ieri sera ha deluso non poco, tanta grinta ma non buono il risultato, anche vocalmente qualche dubbio di troppo, e dopo la momentanea esclusione avrà pensato Bastardi;
- l’anima d’uomo che si ritrova la Oxa, non convince e non vince, la grande pulizia vocale di anni fa, dove l’ha nascosta?
Il Festival Sanremese continuerà con i giovani, di nuovo i big con altre due esclusioni e altre sorprese. Ma l’importante che si parli di musica e testi.
La scheda di Massimo Gherardi

