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Bocca R., Tutta un’altra strage, 2007 - La strage di Bologna tra memoria e depistaggi

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Riccardo Bocca, Tutta un’altra strage    Riccardo Bocca, Tutta un’altra strage, Milano, Bur, 2007, pp. 259, € 10,20
    Ventisette anni addietro, il due agosto del 1980 alle ore 10.25, una bomba scoppiava presso la stazione di Bologna, uccidendo 85 persone e ferendone 218. Dopo anni di processi a tutti i livelli, risultano condannati all’ergastolo gli estremisti di destra Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, come esecutori materiali della strage. Ma nel corso degli anni si sono moltiplicati gli interventi a favore degli accusati, sia da destra sia da sinistra; un esempio può essere il recente libro di Andrea Colombo, intitolato Storia Nera: Bologna, la verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, (Cairo, 2007). Di contro a ciò, il giornalista de “L’Espresso” Riccardo Bocca ha appena pubblicato un testo dove le tesi “innocentiste” vengono di nuovo smontate, per confermare la colpevolezza dei tre N.A.R. (Nuclei armati rivoluzionari, la sigla che fungeva da marchio di fabbrica per le imprese di Fioravanti & C.).
        Il racconto di Bocca procede spedito e ben scritto tracciando un  resoconto di ciò che è accaduto prima e dopo la strage, dalla giovinezza degli imputati ai primi omicidi dei N.A.R., dal giorno della strage agli innumerevoli tentativi di depistaggio delle indagini messi in atto, secondo l’autore, da esponenti dei servizi segreti legati al terrorismo di destra. Dietro, come a manovrare i fili di un mesto teatro di burattini, l’onnipresente P2. A ben vedere, queste sono argomentazioni sostenute anche da chi ha sempre ritenuto Fioravanti e la Mambro (Ciavardini è stato giudicato a parte) innocenti, vittime di una macchinazione ordita proprio da apparati deviati dello Stato. Ma Bocca ritiene anche che gli esecutori materiali della strage furono proprio coloro che sono stati condannati, e senza grandi ombre di dubbio. Perché? È presto detto: sia Fioravanti sia Mambro sia Ciavardini hanno cambiato troppe volte versione sul loro alibi, cadendo spesso in contraddizione, e la testimonianza  di Mario Sparti (colui che il 4 agosto vide i due terroristi, venuti a chiedergli documenti falsi), nonostante qualche incongruenza (il colore dei capelli della Mambro e cose di questo tenore), risulta comunque attendibile. In sostanza, il libro di Bocca riprende le motivazioni della sentenza di condanna e le mette a confronto con le tesi di innocenza, propendendo in tutto e per tutto per la colpevolezza dei tre membri dei N.A.R., ma teorizzando anche un’indubbia partecipazione di mandanti ben più altolocati. Bisogna anche notare che la strage di Bologna viene collegata nel libro ad un’altro avvenimento delittuoso, quale l’omicidio di Francesco Mangiameli, dirigente siciliano del movimento di destra Terza Posizione, ucciso ancora da Fioravanti forse perché troppo informato sulla strage ma ufficialmente per motivi di soldi. E tutta la galassia dei N.A.R. viene illuminata da una luce ambigua, poiché Bocca rifiuta l’idea di spontaneismo armato che stava dietro alle loro azioni, propendendo per un coinvolgimento del gruppo in un proseguimento della cosiddetta strategia della tensione. In definitiva, Tutta un’altra strage è un ottimo libro, di parte ma non fazioso (cita le tesi di raccordo Ustica-Bologna e la nuova pista “tedesca”, ma anche due nuove testimonianze contro Mambro e Fioravanti), sempre ben documentato e leggibile anche dai non addetti ai lavori. Resta il fatto che, alla fine dell’ultima pagina, un’amarezza senza confini prende il sopravvento e ci si chiede: come può l’uomo essere così cattivo da uccidere 85 sconosciuti in nome della sua sete di potere?
 
    La scheda di Francesco Giombini

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