Andrea Camilleri, La moneta di Akragas, Milano, Skira Ed., 2010, pp. 115, € 15,00
Pubblicazione dopo pubblicazione, il passeggiare di Andrea Camilleri nel dialetto siciliano, specie agrigentino, con scorribande piene d'entusiasmo nel neologismo colorito per sonorità, si è fatto più sicuro. Avendo Camilleri rivelato a Gianni Bonina quanto l'aver dovuto spiegare in italiano talune parole gli sia pesato -riferendosi a tambasiare e accutuffare ne La forma dell'acqua- soprattutto all'esordio, il Lettore, soffermandosi sulle più recenti pubblicazioni si potrà rendere conto di come il Nostro si sia affrancato da qualsiasi timore di far mancare nei suoi testi qualche anello nella catena della comunicazione. È l'esposizione dei fatti nel racconto Il merlo parlante, parte della silloge Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta (2011) ad aiutare la comprensione: il ricco, bello, ma "svogliato" Ninuzzo, alla prima notte di nozze, dopo essersi chiuso in bagno per farsi barba, doccia e per mettersi il pigiama, non ha proprio voglia di consumare e pertanto «ristò ancora dentro a tambasiare»; quando, in seguito, la moglie per merito di un amante, avrà sempre minori pretese, Ninuzzo eviterà lunghi viaggi in città lontane «indove passava la maggior partti del tempo a tambasiare dintra a 'na càmmara d'albergo». Stilisticamente semplice, il romanzare di Camilleri è narrativamente reso denso dalla scelta di lemmi nei quali si scoprono molteplici significati; lemmi di cui Camilleri è sempre più persuaso in quanto dall'esito, sul lettore, alquanto garantito. Arretrando leggermente rispetto a Gran Circo Taddei, altro esempio è la combinazione contestuale de La moneta di Akragas.
Il Dottor Gibilaro divide il ruolo di protagonista nel racconto lungo La moneta di Akragas proprio con la monetina di Agrigento, spiritosa, capricciosa, che gioca a nascondino -tambasia, forse?- tra le zolle del Tempo. Il miglior alleato per entrambi, quando non sia il nemico. Se in una frazione di secondo la monetina fa sparire le proprie tracce (caduta da cavallo del dottore), allo stesso modo pochi minuti sono bastati a distruggere una città (terremoto del 1908 a Messina), e di conseguenza un dono destinato ad uno Zar può ricomparire tra le dita di un contadino. Uno dei tanti giochi di prestigio di cui il destino pare esperto, se non fosse che il finto console russo, le coincidenze, congetture e presunzioni, somiglianze tra persone, e quant'altro sia commedia nel reale, non manca.
La moglie del Dottor Gbilaro, medico condotto di Vigata, rimprovera al marito di provare piacere nel tambasiare in quella campagna dove abitano i suoi pazienti (p. 40). Dodici capitoletti scandiscono il carattere del medico: meticolosità professionale e curiosità personale lo rendono disponibile verso i pazienti e le loro famiglie, attento a comportamenti ed abitudini, vigile ed indagatore sui fatti. La medesima scansione accompagna il Lettore nella conoscenza della piccola moneta di Akragas, un oggetto che sparisce e ricompare, quasi abbia la volontà di scegliere in quale mano ferrmarsi oppure sappia a quale mano sia destinato (p. 30; p. 104).
Affidandoci alla definizione proposta da Gaetano Basile in Dizionario sentimentale della parlata siciliana del lemma tampasiàri (p. 207) -«La traduzione italiana bighellonare, bloccarsi, andare a zonzo, mi sembra assai riduttiva perché sta per passare il tempo nulla facendo. E non ci siamo, perché coloro che tampasìano fanno un mare di cose (...) E proprio così nacquero i principi fondamentali della filosofia antica. Proprio così: tampasiàndo.»- come è lontano dall'essere un mero gironzolare l'andare del Dottor Gibilaro, qua e là per la campagna apparentemente senza una meta precisa, e che si rivela invece essere il modo per conoscere, ricordare e riconoscere località, casali, famiglie ed appartenenti ad esse, incontrati in anni d'attività, tanto da mettere sulla buona strada il delegato P.S per l'indagine sull'omicidio di un contadino, così il nascondersi della monetina si traduce in un passare da una nicchia all'altra del tempo, sostandovi, appunto tambasiando dove temporaneamente si trovi, non dormiente, bensì architettando la maniera adatta per attraversare spazio e tempo tramite le persone. Probabilmente per «"andare oltre"», proprio come ci indica l'ironico Basile (meritano la lettura, questa voce ed altre, per il sardonico riferimento all'attualità), non volendosi soffermare nelle mani del volgo, questa minuta moneta scappa, transita, frena e si stoppa dai tempi dei Cartaginesi ai giorni nostri, ben sapendo d'essere destinata a divenire un dono a Sua Maestà Vittorio Emanuele III Re d'Italia, il quale, stando ad un certo marchese, dovrebbe regalarla ad un diplomatico straniero.
È questa cosa, quest' oggetto, questa antica moneta a darsi delle arie, oppure sono le persone che l'incontrano, collezionisti e appassionati, a rafforzarne il potere? A modo suo la moneta di Akragas è un personaggio letterario, metafora di quanto caratterizzi i secoli e nei secoli si possa nascondere, possa essere scoperto, possa venire alla luce e tramandato, che induce a riflettere fuori e dentro al narrato riguardo quali siano le menti demandate ad interpretare ovvero, nel nostro caso, le mani in cui possa cadere.
Un oggetto simbolico -dal valore inestimabile per un estimatore, di nessun valore per chi non sappia o voglia riconoscerlo- assimilabile ad un manoscritto, ad un libro ritenuto perduto, ad un ricordo, ad un sogno, che tambasia in cerca dello scrittore che lo racconti. Ancora una volta, sebbene velatamente, Andrea Camilleri assume le vesti del critico letterario capace, sia nei confronti della moneta/documento, sia riguardo ai tempi dei rinvenimenti e delle vicende successive, di fare una sorta di diagnosi dei momenti storici (il massaro don Minico è contento di parlare con il marchese piemontese che se ne intende di vino, p. 105), delle civiltà, di una visione del mondo, di una rete di valori non estrapolabili per sostanza dal loro contesto (p.111). Un grande autore, Camilleri, che sa artisticamente dare confini all'anima di un periodo in persone e cose, non soltanto animando la forma, a volte palese, del saggio (Uno. Quasi una premessa, pp.7-14; Tre. Il terremoto, pp. 23-30), ma anche instillandovi quell'ironia che rende unica, camilleriana, qualsiasi critica delle connivenze/convenienze sociali.
La scheda di Antonella Chinaglia
Bibliografia e testi consigliati:
- Interessante la Bibliografia (ben sette titoli) consegnataci da Camilleri a p. 115;
- Andrea Camilleri, Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta, Sellerio editore Palermo, 2011, pp. 106, 113;
- Andrea Camilleri, La forma dell'acqua, Sellerio editore via Siracusa 50 Palermo, 1994 e 2009 Cinquantunesima edizione;
- Gaetano Basile, Dizionario sentimentale della parlata siciliana, 2009, Dario Flaccovio Ed., pp. 243;
- Gianni Bonina, Tutto Camilleri, 2009, Lorenzo Barbera Editore, pp. 111-112;

