Raffaele Crovi, Il mondo nudo, Roma, Fanucci Editore, 2006, pp. 127, € 11,00
Se la domanda cui sottende la narrazione di Kamila Shamsie in Ombre bruciate (2010) è "Come siamo arrivati a questo?", si può ipotizzare che il quesito postosi da Raffaele Crovi durante la stesura de Il mondo nudo possa essere stato "Quale futuro dopo questo?". L'angosciante "questo" consiste, rispettivamente, nell'esplosione dell'atomica nell'agosto del 1945 vissuta da personaggi asiatici e da ciò
che rimane dopo le «bombe di iperion».
Nel caso in cui la lettura scorra mantenendo un parallelismo di riflessione rispetto ai due interrogativi, emergerà la convinzione che, per quanto riguarda Il mondo nudo, non si tratti semplicemente di fantascienza, nè di fantapolitica. Il prima e il dopo, il concorso di cause ed effetti di eventi catastrofici dettati e imposti dall'agire umano -la storia che interessa Nagasaki ne è esempio- non è facilmente riducibile a sintetiche riflessioni politiche, militari, economiche, sociologiche: rimane, tangibile, la fine di vite umane impresse nella roccia a causa delle radiazioni; rimangono le ustioni sulla schiena di Hiroko, una abitante di Nagasaki, che hanno la forma del disegno sul kimono indossato al momento dell'esplosione.
Il mondo successivo a "questo" è quello del ricominciare, sopravvivere; Crovi ne Il mondo nudo parte cinicamente, pur se con realismo, da ciò che è rimasto: cieco potere, tecnologia sostitutiva, ed esseri viventi ai quali spetta il compito di (ri)conoscere la Vita. È preveggenza letteraria? È anticipazione intellettuale? Sorta d'indagine antropologica alle origini delle pulsioni che muovono il genere umano?
Il critico letterario, saggista e giornalista Walter Pedullà (1930) ha così commentato il testo Il mondo nudo del suo coetaneo Raffaele Crovi (1934-2007): «"Il romanzo di Crovi ha una struttura di complessa e ammirevole modernità, tra le più avanzate della narrativa attuale."» (dalla Quarta di copertina). Un competente commento atemporale. Che pone in gioco i concetti di struttura, di modernità e di attuale. Per cui, avendo Pedullà vissuto il medesimo tratto d'epoca di Crovi, un dato di fatto di assoluta importanza per comprendere e (ri)scoprire attualità e modernità del testo è il seguente: è del 1975 la prima edizione (Einaudi), del romanzo Il mondo nudo del giornalista, poeta e scrittore -e, più in là, editore- Raffaele Crovi, mentre è del 1970 La rivoluzione della letteratura (1970) di Pedullà.
«Voi tutti sapete che quando raggiungemmo la certezza di non poter convivere coi marziani, si decise, prima ancora di entrare in contatto con loro, di eliminarli, per evitare che il fatto di conoscerli, sia pure fisicamente, producesse in noi scrupoli di coscienza. Bastarono sei spedizioni della nostra squadriglia ammiraglia: ne derivò una distruzione tecnicamente definitiva. Non registrammo perdite. Solo a cominciare dal terzo viaggio, i piloti denunciarono un certo affaticamento, un po' di spossatezza, difficoltà respiratorie, ecc. Furono classificati come sintomi di stress. A qualcuno era sembrato di notare che le astronavi al rientro da Marte mostravano (...) delle grosse macchie.» (pag. 51).
Sì, sembrerebbe fantascienza.
Nella Postfazione di Giuseppe Lippi, intitolata Nuovi ologrammi. La narrativa utopica di Raffaele Crovi, viene distinta su tre piani -I fondatori; I fantascientisti; I rinnovatori- la panoramica su una scrittura che «forse affonda le radici nel modernismo dei futuristi e nelle aeropitture degli anni Venti e Trenta, e i cui esponenti hanno letto Marinetti-Palazzeschi-Landolfi, oltre a meditare sulla poesia cosmica di Leopardi», che si articola tra gli anni Cinquanta e Settanta, maggiormente consapevole degli sviluppi storici e che prosegue sino alle paure dei nostri giorni.
Sarebbe riduttivo inscrivere -qualsiasi sia il campo considerato, dal cinema alla musica, dalla letteratura alla saggistica, dalla pittura all'architettura, si tratta di un momento creativamente esplosivo- i testi di Volponi, Simonetta, Parazzoli, D'Eramo, Evangelisti (citati da Lippi) in un contesto di chiusura: «Questi testi chiudono, almeno per il momento il cerchio futurista-utopico-antiutopico che si era aperto all'epoca della ricostruzione, negli anni Cinquanta.» (p. 122)
E' vero che Il mondo nudo di Crovi può essere considerato tra i testi rappresentativi di come il lineare narrare ottocentesco sia stato sostituito nel Novecento dalla narrazione frammentata non soltanto al fine di rendere la simultaneità degli accadimenti, ma anche con l'intento di attrarre l'attenzione del pubblico su argomenti di sostanziale portata mondiale, oltre che di fornire spiegazione d'azioni e fatti sulla scorta di scoperte ed innovazioni che hanno contraddistinto la modernità del XX sec.
Esatto, sebbene, riduttivo, se non altro, in quanto da ciò che si rintraccia nelle pagine de Il mondo nudo si ha l'idea che a Crovi sia riuscito un mix dei temi della letteratura primo e secondonovecentesca. Quei temi sottolineati dalla didattica scolastica riguardo il Postmoderno, quali tecnologia (telefono, aereo, e motori accorciano distanze), relatività (il probabile trionfa grazie agli studi di fisica), irregolarità (il ritmo sincopato del jazz inizia a fare concorrenza alla musica classica, rendendosi metafora sonora dei ritmi moderni), contraddittorietà (gli studi sulla psiche), sapendone anticipare, il Nostro, problematiche d'una sconcertante attualità (II guerra mondiale, terrorismo, missioni) e le ricadute nefaste sui singoli.
È la Sua, un'indagine sull'essere umano spogliato, con un DNA pieno di cose dimenticate, privato della propria storia, virtuosa nel bene e bel male, posto dinanzi, irrimediabilmente -tematica di base nella scrittura di Crovi (vedi Fuori dal paradiso, 1982; La convivenza, 1985)- ad un futuro in salita, rischiarata ed alleggerita dall'Amore, comunque, (ri)affiorante.
Il Tempo, altro tema postmoderno, è compresso. Il mondo nudo è suddiviso in otto capitoli, corrispondenti ad otto giorni, simbolici, slegati dall'idea inbrigliante della misurazione. Le figure, del bambino, o dell'uomo e della donna che imparano ad amarsi, sono slegate da qualsiasi interpretazione verosimigliante: per ognuno i tempi della conoscenza si sviluppano in ore che sono millenni di faticoso progresso dell'essere umano sopravvissuto all'annientamento.
Il Raffaele Crovi, surreale ed astratto, è riconosciuto da Giuseppe Lippi tra I rinnovatori, vale a dire tra coloro i quali nel difficile e complesso periodo storico degli Anni Settanta non hanno esiliato la propria coscienza sulla scia di letteratura e sceneggiatura leggere, preferendo un genere, per così dire, ingrato. Cercando e, forse, non trovando conforto «nell'esperimento, nel lavoro tipicamente intellettuale dell'avanguardia, nella poesia 'sofferta'; o nella ricerca di un genere che forse non è neppure un genere» (p. 122). Un genere d'evasione, si potrebbe comunque assertire seguendo lo spunto offerto da Lippi, ma d'evasione-impossibile poichè alimentato da una analisi spietata della cronaca di quegli anni, delle prospettive mondiali di quel periodo, della proiezione fatta dall'immaginazione di cause-effetti storici sul successivo passaggio d'inizio secolo.
I "bottoni" scatenanti la guerra nucleare sono a disposizione; le "guerre fredde" in atto.
Ebbene, leggendo o rileggendo Il mondo nudo, il Lettore non può aver dubbi: gran parte della modernità, ipotizzata e narrata da Crovi, che lo assale dalle righe è quella in cui stiamo vivendo, presentata, glacialmente, all'estremo. Il monito è costantemente presente nelle parole dosate, centellinate -«frane», «erosioni», «scoppi», «incendi», «esplosione», «bombe», «ogive», «frantumazione», «polvere», «eliminare», «spedizione», «aggredire», «distruzione», «combustione», «sconfitta», «sopravvivenza»- a dimostrare e sottolineare in concretezza il concatenamento degli stati descritti.
Un testo crudo, feroce, un incubo fattosi parola, poichè non di puro sogno si tratta, bensì di un ipotesi di futuro che è appartenuto ad aree geografiche circoscritte e può, purtroppo, appartenere al genere umano. Alcune pagine rasentano l'antiracconto trovando nella scelta mirata dei lemmi -ad es., psicosubliminare, tridimensionale, annullati, indecifrabili- l'esatta espressione, arida, quanto è desertificato il descritto, del drammatico vivere nel nuovo mondo. Nuovo, in quanto tutto è andato perduto, arrivato alla «quinta era siderale» avendo festeggiato il «capodanno dell'anno tredicimila» (p. 64), nel tentativo di far riaffiorare o di rievocare la propria civiltà. Qualsiasi cosa, dal sogno-pensiero, alla seppur minima azione, appartiene ad un «antico lessico» di cui i viventi hanno sentore, ma ognuno «ignora quali siano gli elementi identificati un tempo da quelle parole» (p. 87), o «Non sa (nessuno ricorda) quale sia il processo naturale» (p. 88), oppure vi è qualcuno che cerca una risposta al proprio stato (ad esempio, desiderio di maternità) che «non è repertoriato» in alcun testo (p. 49).
Un genere umano caduto nelle mani di un «generale», di un potere che ammutolisce e reinventa vita e morte, avvalendosi di una strumentazione avanzata, ostacolo e fonte di sofferenza, in totale mancanza di comunicazione (storica, passata e presente) di sentimenti e valori.
Una serie di incubi; tanti quanti le figure alle quali dà tecnologicamente voce Crovi, esponenti offerti in anticipazione di quel che potrebbe restare del genere umano ricaduto drasticamente alle origini, appesantito dal peccato tecnologico.
Sembra che abbia la meglio la legge di una Natura -resa innaturale dalle «bombe di iperion» (p. 109)- fagocitante. Ostile ed in continua metamorfosi. Aliena anche nel senso di disumana. Un sopravissuto redige una sorta di diario, una memoria che possa costituire da base per la rinascita, possibile nonostante le proibizioni a discapito dell'umanità: «Appena il piccolo labbro del neonato s'incolla al suo capezzolo, Elena è piacevolmente sconvolta dal piacere della violazione della legge» (p. 50).
Un postnucleare terrificante.
Temuto fortemente negli anni Settanta del XX sec. (perchè negli anni Dieci del XXI sec., invece no!?); rappresentato da una scrittura ad unghia sulla lavagna, graffiante, fastidiosa, che riesce a scuotere i torpori della coscienza singola e collettiva.
La scheda di Antonella Chinaglia
Bibliografia e testi consigliati:
i titoli citati da Giuseppe Lippi in Postfazione (pp. 115-127);
Kamila Shamsie, Ombre bruciate, Ponte alle Grazie, 2010;
Raffaele Crovi, Fuori dal paradiso, Nuova Editoriale, 1982;
Raffaele Crovi, La convivenza, San Paolo Edizioni, 1985;
Walter Pedullà, La rivoluzione della letteratura, Ennesse, 1970.

