Raffaele Crovi, Parole incrociate. Guida alla scrittura creativa, Casale Monferrato (Al), Piemme, 1995, pp. 189, € 13,94Premio Estense: Aquila 1996
Due belle pagine di Cronaca, quelle dedicate da La Nuova (domenica 29 settembre 1996) al 32° Premio Estense, con più di una decina di fotografie degli autori in lizza (Pierluigi Battista con Contraddittorio ’95, I Grilli Marsilio; Pasquale Chessa, Rosso e nero, Baldini&Cast.; Vittorio Messori, Le cose della vita, San Paolo e Raffaele Crovi) e di altri protagonisti del segmento-Premio della nutrita Settimana Estense introdotta, qualche giorno prima da Giorgio Chiappini: «Un vero e proprio crescendo rossiniano per la XIII Settimana Estense (…) il clou della grande kermesse culturale ferrarese si avrà nel fine settimana (…) quando verranno presentate le due grandi mostre “Pompei. Abitare sotto il Vesuvio” e “Filippo De Pisis” in vista dell’inaugurazione ufficiale (…) Ma la giornata di sabato, fin dalla mattinata, vorrà dire anche “Premio Estense” con la riunione delle giurie tecnica e popolare a Palazzo Roverella (a partire dalle ore dieci) e, nel pomeriggio, l’assegnazione dell’Aquila d’oro» (La Nuova, Cronaca di Ferrara, 24 settembre 1996, p. 9).
Parole incrociate di Crovi, alla terza votazione, si afferma saldamente su «le letture di un periodo storico ancora apertamente in conflitto come quello degli anni ’43-’45 e la non dissimulata “militanza”cattolica-cristiana sulla più grande varietà di temi che caratterizzano, rispettivamente, il dialogo De Felice-Chessa e le note di Vittorio Messori» (G. Chiappini, La Nuova, 29/09/1996, p. 10) tanto che alla proclamazione del vincitore, l’argomento potere della parola diviene punto di riferimento. Il pezzo di Alessandra Mura, infatti, (occhiello Ieri pomeriggio al Comunale la cerimonia di premiazione. L’intervento di Casoni dal titolo “La cultura è unione e futuro”con sommario Mancino: “Ferrara ha coniugato creatività e sviluppo”) non soltanto sottolinea l’intervento conclusivo del senatore Mancino, ma riprende anche quei termini, quali cultura, creatività, sviluppo portatori di valori costruttivi per il futuro che il lettore, senza incertezze, estrapola come fondamentali dalla Guida di Crovi.
Un messaggio di dialogo e comprensione insito nei poliedrici aspetti della comunicazione come evidenzierà lo stesso Crovi ricordando alla platea di essere figlio di un venditore ambulante, vale a dire di un venditore di parole che gli «ha insegnato il piacere della comunicazione».
Creatività culturale ed impegno produttivo. Un connubio perfetto adottabile (aggettivo ben calzante poiché venne fatta da alcuni giurati la proposta di far adottare Parole incrociate, accogliendolo come testo di studio nelle scuole; Casoni dichiarò «Per molti anni gli imprenditori si sono limitati a sponsorizzare gli avvenimenti culturali solo per placare un senso di colpa» scegliendo «adottare» quale verbo emblema di un certo cambiamento di rotta nell’intendimento di optare per quell’insieme di valori di cui si è detto sopra rintracciando in ciò la via per l’Europa; inoltre, parlando di linguaggio, non si può sorvolare sul fatto che il continuo arricchimento delle lingue è anche una questione di adozione/accoglienza di idee, oltre che di vocaboli stranieri e nuovi) da imprese e singoli esplicitato nel capitolo 60 «Per una politica della cultura» in cui Crovi dichiara tra l’altro: «La cultura è servizio. La cultura è informazione; la cultura è organizzazione; la cultura è proposta di modelli di comportamento, la cultura può essere ipotesi di pedagogia sociale. Ma la cultura non è strumento di integrazione sociale; la cultura è semmai strumento di promozione sociale. La cultura non è un bene di consumo sociale; la cultura è un servizio sociale.»
Parola/cultura da intendersi quale perno di qualsiasi mediazione, pure quella letteraria, che si offra all’interpretazione ed al dialogo tra differenti interpreti.
E proprio come il risultato di una mediazione giornalistica può delinearsi questa Guida che assembla a dovizia elementi essenziali non tanto per fare apprendere la tecnica dello scrivere creativo, quanto per indurre a ragionare su quanto vi stia attorno e, soprattutto, dia energia al suo nocciolo poiché Crovi afferma «la cultura è l’arte di apprendere e di vivere».
Desiderando poi inoltrarsi nella sostanzialità di Parole incrociate gli spunti aumentano in maniera esponenziale a mano a mano che le parole, incrociandosi, trovano il punto di contatto, ciò che possa rendere ognuna di esse parte di un nuovo tutto. Miccia per nuove definizioni ed altrettante valutazioni.
Alla lettura della Nota -«Questo libro è stato costruito utilizzando testi e interviste pubblicati in quotidiani, periodici e riviste: il belpaese, Vita e pensiero, Corriere della Sera (…)»- posta in coda ai 62 capitoli intitolati solamente nell’Indice, si è staccato dal personale iceberg dei pensieri della sottoscritta una scheggia resa pesante da ciò che Umberto Eco intende affermando la centralità del testo. Se non fosse per la netta suddivisione dello spazio concesso alle argomentazioni, l’intero libro potrebbe essere letto come una lunga ed articolata narrazione, un unico testo, nel senso di tessitura e trama, riguardante la creatività.
Veramente numerosi i temi trattati in questo cruciverba ben «costruito» -cosa sia lo scrivere, chi sia lo scrittore, l’importanza della lettura, i tipi di comunicazione, il rapporto tra vita e scrittura, cosa sia la letteratura e cosa il romanzo, cosa siano l’editoria, la pubblicità, il teatro, le canzoni, i giornali, l’editing, cosa sia la cultura e cosa l’intellettuale- in cui molto è definizione (ad es. i nove brevissimi paragrafi del capitolo 19 «Letteratura ed utopia») , incasellamento (7 «Achtung avverbi») e didattica persuasione (24 «Scrittura come dialogo»), mentre il restante viaggia sullo stile del breve saggio (39 «Il thriller come romanzo di costume»; 45 «Radio e TV»; 51 «Informazione e formazione sociale»).
Molto sembra proposto da intellettuale esperto in materia, meno da intrattenitore; molto da una posizione autorevole, meno da divulgatore. Da un Crovi che offre dosati consigli tramite un testo pieno di frenate in corsa, le medesime che procurano gli stacchi e tracciano idealmente i perimetri delle caselle.
«Parole incrociate: impasto-dialogo di immagini, informazioni, concetti, metafore. Parole incrociate, dunque, come esercizio di lettura e scrittura. L’espressione parole incrociate esprime bene sia il rapporto tra immaginazione e narrazione che il rapporto tra creatività e comunicazione.»(1 «Parole incrociate»). Riportare integralmente le tre proposizioni assertive che costituiscono il primo capitolo, permette di mostrare una volta ancora, quanto l’autore tenda ad affermare e sostenere sin dall’inizio il proprio schema argomentativo, il proprio percorso, che avrà modo di dimostrarsi estremamente rassicurante per coloro appena avviatisi o intenzionati ad avviarsi nel territorio sconosciuto, sebbene ambìto, della scrittura. Dapprima nelle vesti di lettore/interprete, durante ed in seguito da neoscrittore che voglia cimentarsi con le definizioni/mète segnalate da Crovi (utili i telegrafici rimandi ai testi ed i consigli di lettura impiantati agli incroci).
E’ certo che, per il semiologo coetaneo di Crovi (Eco è del 1932, il Nostro del ’34), la lettura, come atto, e l’interpretazione del testo, quale sorta di possibilità di rivelazione scaturita dalle affinità del sentire tra autore e lettore, non hanno avuto l’attenzione che ad esse, altri, seppero rivolgere. Del 1990 sono Ermeneutica e commento di E. Raimondi e Semantica e interpretazione di R. Luperini, mentre Eco già nel 1979 definiva l’interpretazione del testo quale elemento interno della struttura del testo stesso. Un testo capace di determinare il lettore ideale, quello a sé più confacente, il cosiddetto Lettore Modello. Chissà a quali risultati porterebbe, al fine di comprenderne (del testo) la priorità e gli ideali destinatari, una verifica condotta sui testi e le interviste originali dai quali Crovi ha ritagliato i brani costituenti Parole incrociate. Un libro/strumento doppiamente proficuo, pertanto, la cui lettura, nel contesto contemporaneo in cui dieci anni di studio della teoria dell’universo dei linguaggi ha offerto alla dimensione globale/locale della comunicazione nuove prospettive d’analisi, illumina il ricorso costante da parte del Nostro all’esperienza, nonostante il linguaggio sembri avere il sopravvento sulla realtà. Esperienza che prende corposità dall’apporto sia di fantasia/immaginazione che di tecnica/critica. Esperienza di giornalista, editore (direttore editoriale Rusconi e fondatore della casa editrice Camunia), poeta, narratore, produttore e sceneggiatore Rai (Chissà chi lo sa e La freccia nera) collaboratore radiofonico; esperienza di un intellettuale, o meglio, di un operatore culturale.
In sostanza, riprendendo la definizione di Seymour Lipset secondo cui la cultura è “il mondo simbolico dell’uomo, che include la religione, l’arte, la scienza” (p. 178), Crovi tramite la costruzione di Pagine incrociate dimostra d’aver assolto al compito cui demanda, con la sua scrittura limpida, affermativa, lapidaria, ogni uomo: approfondire la realtà –letteraria e non-, comprenderla, contestarla, intervenire contribuendo alla sviluppo della medesima. Per non rischiare di arenarsi inavvertitamente, o di gettare pigramente l’ancora nelle caselle nere (il pericolo costante dell’«anoressia della comunicazione») del cruciverba dell’esistenza.

