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Coelho P., Sono come il fiume che scorre, 2006 - Vacanze per l’anima

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coelhop-fiumescorre Paulo Coelho, Sono come il fiume che scorre, Bompiani, 2006, pp. 236, € 16,00
E’ proprio vero che vacanza significhi quel quando, come, dove si voglia andare che viene pubblicizzato in siti specializzati nel fornire tutto quanto serva a raggiungere la mèta desiderata? Ma quale è la mèta? Qual è quel quid -quel qualcosa di noi- che veramente si sposta, spinge a mettersi in viaggio e/o da cui vorremmo o dovremmo allontanarci? Coelho introduce il romanzo “lo Zahir” (Bompiani, 2005) riportando versi di K. Kavafis (1863-1933), tratti da Itaca, rivelandoci l’indissolubilità tra percorso e fine del percorso, tra fine e viaggiatore, in una sorta di proprietà transitiva presagio di identificazione in progressione -seppur già presente, sebbene invisibile, alla partenza- tra viaggiatore e percorso.
L’autore brasiliano pare porsi sul piedistallo delle auctoritates rendendo disponibili testi da cui estrapolare frasi da slogans, tanto da aver suscitato aperte critiche. Il suo dire che esistiamo dentro e lungo i nostri confini -mi piace parafrasare così il titolo di quest’opera- ci è familiare dalla nascita del mito, e non è neppure una rivelazione la sua ideologia postmoderna. Tuttavia, ricondurre a semplicità il convivere, aiuta.
Ogni viaggiatore, in tal modo, non è il turista che percorre in barca il Po verso il Delta -tanto per fare un esempio- bensì diviene il fiume stesso che scorre verso il delta della propria vita. In effetti non vi saranno ostacoli, se non quelli portati con sé nell’anima; si arriverà alla fine consapevoli che il fine/mèta ci ha già regalato uno straordinario viaggio e che senza di esso/essa, senza la meravigliosa necessità di vivere, di lasciar scorrere i giorni verso quel totale che ci è concesso per nascita, non saremmo mai partiti.
Paulo Coelho in questa raccolta di brani - pubblicati su “vari giornali”-  che ha sottotitolo Pensieri e riflessioni 1998-2005 illustra i segni di vita che ha incontrato durante il proprio personale scorrere.
La Prefazione accenna al suo nascere scrittore; “Un giorno nel mulino” alla sua nascita giornaliera; “L’uomo che seguiva i sogni” alla sua nascita a Rio de Janeiro nel 1947; da qui, la corrente dei brani va veloce.
Da “Manuale per scalare le montagne” a “Viaggiare in maniera diversa” sino a “Il giro del mondo dopo morta”-ove l’autore esordisce chiedendosi se sia “necessario seminare qualche minuscolo frammento del proprio corpo in diverse zone del mondo affinché, in una vita futura, qualcosa ci appaia familiare”e chiude restituendo speranza a coloro che non vedono spiragli di unione e pace nel mondo- il lettore si rende conto a quale altezza assurga la metafora viaggio/esistenza negli scritti di Coelho. Naturalmente nel caso in cui il lettore non abbia ancora letto il diario di viaggio del lungo cammino verso la personale Itaca del protagonista de “lo Zahir”, un testo di cui caldamente consiglio la lettura proprio abbinato a questo volume di riflessioni. Alcune delle quali, riscontrerete, si dispiegano nel romanzo comunicando le motivazioni della ricerca interiore ed esteriore volta allo smascheramento dell’onnipotente Zahir.
Il volume raccoglie 102 pezzi di varia lunghezza, ognuno dei quali è una boccata di ossigeno per chiunque voglia far trascorrere una serena vacanza alla propria anima, poiché in tutti troverete una frase che aiuta ad affrontare il proprio personale percorso. Carburante unico e prezioso: una miscela di onesta e serena consapevolezza del senso dell’esistenza, di coraggio e di amore. “Riflessioni sull’11 settembre 2001” per il primo componente, “Nel porto di Miami” per il secondo e, per il terzo “La nuvola e la duna” che vi commuoverà per la storia della nuvola innamorata che non esita ad offrire la propria vita per amore lasciandosi cadere in gocce nel luogo in cui vent’anni dopo vi sarà un’oasi.
Nessun pacchetto tutto compreso di quanto pare sia indiscutibilmente necessario per organizzare e godere di quel periodo di tempo libero dedicato allo stacco dal tempo lavorativo; nemmeno suggerimenti per spremersi meglio ai fini della carriera una volta tornati con l’abbronzatura e,soprattutto, con lo stress per aver voluto divertirsi in due settimane più di quanto si sia fatto in un anno e poter raccontare il più possibile. No, anzi, rintraccerete la guida rossa -aspetta ognuno, basta individuarla- per quella serenità, di cui si avrebbe bisogno quotidianamente, risultato dell’aver seguito il proprio ritmo personale, rispettando i propri tempi di vita e, soprattutto, le proprie aspirazioni. Vacanza quale intervallo per pensare a sé, col tempo di ascoltare il proprio corpo e la propria anima, come coloro che in un letto d’ospedale, in pieno agosto, hanno di fronte un muro bianco su cui proiettare la propria storia da lasciarsi alle spalle proponendosi di intraprendere un cammino di miglioramento. Niente bikini, soltanto un pigiama. Leggendo “Il morto che indossava il pigiama” comprenderete quanto sia inutile la carta geografica per raggiungere un luogo di abissale solitudine.  Forse, impalpabili souvenirs saranno bei posti, buone persone e bei gesti che partiranno nascosti nell’invisibile valigia dell’anima al momento della dipartenza. Argomento, quello del distacco, sul quale Paulo Coelho si sofferma spesso per  portarci a riflettere su cosa e chi vi sia, veramente, accanto a noi. E così, si arriva a rispondere, inaspettatamente, alla domanda iniziale.

La scheda di Antonella Chinaglia

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