Spigoli&Culture

spigol@ture

Ferrante E., La figlia oscura, 2006

Print PDF
User Rating: / 0
PoorBest 
Elena Ferrante, La figlia oscura Elena Ferrante, La figlia oscura, Roma, Ed. E/O, 2006, pp. 141, € 14,50
Quando si legge un romanzo psicologico, ossia di quelli che vogliono scrutare nei misteriosi meandri della mente, si cerca di inquadrare il personaggio descritto, anche se anomalo, in un archetipo già catalogato.
Niente di tutto ciò nel libro della Ferrante in quanto, per la prima metà di esso, il comportamento della protagonista rimane estraneo a qualsiasi schema prestabilito. La donna si racconta svelandosi solo in (?)
parte tanto che la si percepisce come lontana mille miglia dalla realtà.
Tuttavia, se si ha la forza di proseguire e di superare la crosta dolciastra del lunghissimo proemio, ecco che appare la vera natura dell'io narrante con i suoi lati oscuri, le sue ribellioni, la sua animalesca forza vitale.
L'abilità della Ferrante consiste proprio in questo: nello scavo introspettivo sempre più in profondo in una ripetitiva ossessionante scansione dei diversi rapporti fra madre e figlia, quello della protagonista con i suoi sensi di colpa e quello delle comprimarie, in una trama assurda il cui finale è già scontato in partenza. Ma qui l'intreccio è solo un pretesto, l'occasione per descrivere la difficile condizione della donna che viene prosciugata del proprio humus e della propria linfa dal suo ruolo di madre nel quale può trovare conforto solo nel momento della sconfitta. Più la donna è evoluta e in alto nella scala sociale, più il peso è insopportabile perché maggiori sono le aspettative di qualsiasi genere che lei si pone e la cui mancata realizzazione viene imputata appunto a questo ruolo opprimente. È tutto un mondo femminile che viene alla luce, con le sue morbosità, i suoi ricatti, i suoi condizionamenti esercitati sin dalla prima infanzia, e in cui le donne sono sempre e comunque in perenne conflittualità fra di loro e complici solo per nuocere a qualcun'altra. Un gineceo, in sintesi, di api regine che lasciano spazio al maschio esclusivamente in base all'utilità che se ne può trarre.
È un'analisi feroce quella della Ferrante, quasi masochista, dove la "pupazza" rubata rappresenta forse il feticcio per esorcizzare tutte le angosce e tutte le ansie. Il messaggio che se ne ricava è che, in linea con la massima di Darwin per la quale sopravvive non il più forte ma il più adatto all'ambiente, in un contesto di così completa finzione, l'ipocrisia è il solo mezzo per farcela bandendo ogni scrupolo che, di conseguenza, possa insorgere.
È un libro che piacerà molto alle donne perché, nell'ambiguità del testo, darà risposte gratificanti alle loro inquietudini, qualunque esse siano. Di contro indurrà alla più acuta misoginia qualsiasi uomo di buon senso.

La scheda di Carla Baroni

Add comment


Security code
Refresh

 
You are here: