Karl Kraus, Gli ultimi giorni dell'umanità. Tragedia in cinque atti con preludio ed epilogo, Milano, Adelphi, 1996, pp. 779, € 19,00Opera monumentale, concepita come rappresentazione teatrale, ma dalla difficile e laboriosa messa in scena – tanto che conosco soltanto una piéce veramente riuscita - il capolavoro di Kraus resta assai godibile come romanzo, anche se assai inconsueto.
Ambientato in Austria durante la prima guerra mondiale è testo capace di intrecciare, in un delirio allucinatorio, le voci dei viennesi in coda per il razionamento, quelle dei tanto odiati lettori beceri di giornali (che commentano ad alta voce), dei soldati al fronte con quelle degli alti ufficiali, dei potenti e persino con quella dei due imperatori dell’alleanza (Guglielmo II e Francesco Giuseppe). Per ottenere quest’effetto straniante, l’autore si sposta di continuo, introducendo nuovi personaggi e aprendo sempre nuove scene, moltiplicandole all’infinito, tanto da renderne alcune soltanto con poche battute. Tutti i luoghi vengono toccati: dalle strade ai caffè viennesi, dalle trincee ai quartieri generali e dalle abitazioni borghesi ai luoghi prediletti di villeggiatura.
Quella di Karl Kraus fu una voce certamente fuori del coro, tra i pochi scrittori che seppero fornire una rappresentazione, allo stesso tempo tragica e farsesca, della guerra mentre questa era ancora in atto. Le centinaia di voci, tra le quali spicca quella di una giornalista piuttosto ciarliera e affatto intelligente, mostrano un campionario di attese, di reazioni e di brucianti delusioni, che portarono Kraus sull’orlo della follia. Ossessionato com’era dai giornali, dal loro sparlare e contraddirsi in continuazione, lo scrittore segue fin in fondo le sue percezioni, che gli mostrano il reale come un insieme compulsivo in perenne movimento, e riesce a trasmettere al lettore la sensazione di trovarsi al centro di un’enorme farsa. Tutto ciò grazie alla comicità involontaria dei personaggi, indagati senza alcuna pietas o forma di rispetto, ma piuttosto assoluti e fuori da ogni tentativo di abbellimento, portatori inconsapevoli di stupidità.
Personaggi che divengono comici nel momento in cui, come marionette, non mostrano alcuna consapevolezza dei motivi dell’immane tragedia di cui sono protagonisti, volontari ed involontari, al punto da renderla cruda e grottesca allo stesso tempo: una farsa appunto, una farsa dove aleggia suprema, come si è detto, la stupidità umana.
Il libro è più che mai attuale, non solo perché aveva previsto i regimi totalitari del Novecento, quando ancora non ve n’era traccia, ma grazie alla sua capacità di mescolare, nella rappresentazione del reale, molteplici ingredienti, ottenendo come risultato un’enorme massa multiforme di parole, che assomiglia moltissimo a quella presente oggi nel mondo in cui viviamo.

