
“Relazioni aliene” o “Del piacere di leggere Fantascienza”
“Chiunque abbia buon senso, ricorderà che le confusioni degli occhi sono di due sorti e derivano da due cause: o perché si proviene dalla luce o perché si è diretti nella luce, il che è valido tanto per l’occhio della mente quanto per quelli del corpo; e chi ricordi questo, quando vede qualcuno la cui visione sia perplessa e debole, non sarà troppo incline a ridere; per prima cosa domanderà se l’anima di quell’uomo sia emersa dalla vita più luminosa e non possa vedere perché non è assuefatta all’oscurità, oppure se, essendo passata dalle tenebre al giorno, sia abbacinata da un eccesso di luce. E riterrà l’uno felice nella sua condizione e nel suo stato e compassionerà l’altro; oppure, qualora si senta propenso a ridere dell’anima che emerge dal basso alla luce, questa sua ilarità sarà più giustificata dalla risata che accoglie colui il quale torna dall’alto fuori della luce e nella sua tana.”
Platone, La Repubblica
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Amo leggere di fantascienza. Essa fagocita il vecchio e il nuovo e ne fa splendente materia narrativa. Non affronterò questa delizia, questa media emozionale in modo oggettivo perché non credo che una operazione critica appartenga al mio modo di vivereVorrei invece raccontare una storia che comincia quando una signora di nome Mary Shelley, inventa una situazione ancora oggi interessante e dibattuta, avendo per protagonista una creatura straordinaria: Frankenstein.
Un sognatore. L’incarnazione di un sogno, e noi, che non possiamo fare a meno di sognare vicino a noi. E dunque ai nostri sogni.
Un sognatore. L’incarnazione di un sogno, e noi, che non possiamo fare a meno di sognare vicino a noi. E dunque ai nostri sogni. Difficilmente commetterò la tentazione di una critica poiché, ancora, preferisco suggerire dei percorsi: l’esplorazione spetta all’avventuriero, al coraggioso che sente il cuore battere forte d’emozione.
Il termine “fantascienza” nacque verso gli anni Venti del XX secolo; inizialmente si indicava con tale parola alcuni racconti di fattura piuttosto rozza che apparivano su alcune riviste americane. La prima di queste pubblicazioni e forse la più nota, si chiamava Amazing Stories.
La fantascienza non è solo la descrizione di un viaggio sulla luna. Per questo motivo non credo di poter definire L’Orlando Furioso un’opera di fantascienza!
Certamente i voli interplanetari e la febbre dei voli spaziali in genere diedero un grosso contributo a chi scriveva “science fiction” nei primi anni Sessanta. Ma torniamo indietro di qualche anno. Per poter parlare di storia della fantascienza è doveroso, a parer mio, collocare e contestualizzare un momento alcuni punti, in primis, lingua, immagine, idea.
Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX si crea un intreccio tra scienza, filosofia e letteratura. La scienza e le relative applicazioni tecnologiche fornivano materiale alla letteratura dell'epoca; contemporaneamente si verificava nel linguaggio filosofico e scientifico una apparente e liberatoria perdita di oggettività con conseguente nascita di una rete di metafore piuttosto esplicite. C'è chi sostiene che Darwin diede un contributo radicale al cambiamento di un sociale che fino a quel momento rivelava una referenza di origine divina, o meglio, biblica, verso la nascita sia di esseri umani che di eventi “naturali”.Nonostante una ovvia resistenza al nuovo, che l’opera di Darwin suscitava e metteva in luce, i confini tra immaginazione e scienza rimanevano labili (...come, del resto accade ancora oggi). La coscienza di una forma alternativa di sapere scientifico trovò fertile terreno in Inghilterra; proprio in questo Paese era la presenza benefica di eccellenti divulgatori quali Thomas Huxley (con la rivista Fortnightly Rewiev) e non solo.
(continua)

