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Giorgio Bassani, “Le leggi razziali” (da Epitaffio, Mondadori, Milano 1974)

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bassanig-epitafio-it          Nel settantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali antiebraiche (3 settembre 1938), è molto interessante scoprire l’interiorità di Giorgio Bassani attraverso una sua significativa poesia.
         Quella di Bassani è poesia sciolta da schemi metrici, da costrizioni stilistiche, è poesia che liberamente spazia nell’ampio e profondo mondo dei sentimenti, alimentata da una “vis poetica” assolutamente personale.
         Eloquente e struggente, nella raccolta poetica Epitaffio, la lirica del ricordo, un ricordo rivissuto con lo sguardo del cuore da chi ormai è grande (“I grandi”, in Epitaffio, cit.).
         Nella poesia “Le leggi razziali”, Bassani ha scelto la magnolia quale punto di convergenza e di espansione di tutti i suoi ricordi, di tutte le vicissitudini della sua famiglia e della sua gente perseguitata “a profundis”, gli ebrei.
         La magnolia rappresenta l’albero della sua vita: diritta nel fusto, essa si allarga e protende rami forti e frondosi, ad offrire fiori innocentemente bianchi ed intensamente profumati. Le sue foglie scure, lucide come seta preziosa, cadono senza spogliarla, si ricambiano continuamente e, a terra, non marciscono. Si erge, questa magnolia, alta, solenne, nel mezzo del “giardino” dell’anima del poeta, radicata in un momento storico tristemente ben preciso (nel 1939, pochi mesi dopo la pubblicazione delle leggi razziali), cresciuta negli anni a venire quale testimone di atmosfere plumbee di dolore e di morte. Ha un’anima, la grande magnolia, un’anima presente nell’opera di Bassani, nella quale il poeta si identifica e attraverso la cui voce egli si esprime: è un’anima stretta da vincoli, le impervie pareti, un’anima luminosa, innocente e purtroppo annerita (nera) di lutto, un’anima forte che aspira al cielo, puntando decisa verso l’imminente  cielo. La generosa magnolia offre continuamente ospitalità ai bigi passeri indifesi, sfamati da briciole d’amore di una madre provvida, mai stanca, trepidante d’angoscia, mentre l’avidità di pregne gatte “guata” senza riposo la preda. Sono particolarmente incisive le scelte verbali del poeta che, in pochi versi, esprime stati d’animo appesantiti da un’atmosfera di tensione e di pietà (mia madre anche essa spiante indefessa), di sospetto (guatati senza riposo), di terrore.
         Ha continuato a crescere, negli anni, la possente magnolia, forte della sua “dirittura” di una vita (dritta dalla base al vertice), libera ormai di allargare i suoi spazi verso il cielo: superate le quattro  impervie pareti, essa può guardare oltre i tetti e stendere uno sguardo sereno sopra la città, su tutta la città , sul suo infinito spazio verde , uno spazio foriero di luce, di speranza.
         Ma il poeta è pure consapevole che, come ogni essere, anche la magnolia altissima mostra la sua fragilitàlo so, lo vedo, afferma Bassani. Egli sente la debolezza della forte pianta di fronte al sole, sente l’incertezza dell’uomo di fronte al mistero che l’attende al termine del viaggio lunghissimo.
         La poesia termina con la sensazione di smarrimento espressa dalla voce verbale non sa che, riferita alla strada dell’uomo, corrisponde alla sua limitatezza, al suo essere “finito”. Sono versi di poetica malinconia con i quali l’autore ha saputo sublimare il suo dolente, velato autobiografismo.
Bassani stesso si è autodefinito “sostanzialmente un poeta”, come riferito dagli studi documentati di Maria Alberta Faggioli Saletti pubblicati nel sito”spigolature.it”. La poesia ha percorso tutta la sua vita e la sua opera, permeando anche la scrittura in prosa di quel “quid” speciale che scaturisce dalle emozioni più profonde. Il “sentire poetico” di Bassani, rivestito delle immagini, del lessico, dell’aggettivazione, dei costrutti metaforici, dei famosi “simboli” di letteraria memoria (simbolismo francese), si traduce in linguaggio poetico, in poesia di alta valenza, in Poesia, genere letterario che, grazie all’espressione concisa ed efficace, sa nobilitare luoghi, persone, sentimenti.
        Ecco il testo:

Le leggi razziali
         La magnolia che sta giusto nel mezzo/ del giardino di casa nostra a Ferrara è proprio lei/ la stessa che ritorna in pressoché tutti/ i miei libri./La piantammo nel ‘39/ pochi mesi dopo la promulgazione/ delle leggi razziali con cerimonia/ che riuscì a metà solenne e a metà comica/ tutti quanti abbastanza allegri se Dio/ vuole/ in barba al noioso ebraismo/ metastorico./ Costretta fra quattro impervie pareti/ piuttosto prossime crebbe/ nera luminosa invadente/ puntando decisa verso l’imminente/ cielo/ piena giorno e notte di bigi/ passeri di bruni merli/ guatati senza riposo giù da pregne/ gatte nonché da mia/ madre/ anche essa spiante indefessa da dietro/ il davanzale traboccante ognora/ delle sue briciole./Dritta dalla base al vertice come una spada/ ormai fuoresce oltre i tetti circostanti ormai può guardare/ la città da ogni parte e l’infinito/ spazio verde che la circonda/ ma adesso incerta lo so lo/ vedo/ d’un tratto espansa lassù sulla vetta d’un tratto debole/ nel sole/ come chi all’improvviso non sa raggiunto/ che abbia il termine d’un viaggio lunghissimo/ la strada da prendere che cosa/ fare.

La scheda di Guidina Borella Lando

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