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Esplorando la fantascienza (V) - La cultura ufficiale e la fantascienza

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IO, ROBOT
La cultura ufficiale e la fantascienza (III)
La scienza, dunque, nel romanzo verrà a presentarsi come uno strumento di dio e la fede religiosa dimostrerà la sua sconfitta.
Alla fine il protagonista dice:
“Non vedo perché la mia fede in un dio che voi non potete accettare sia più astratta e complicata della visione che Mike si figura dell’atomo come di un buco nell’interno di un buco dentro un buco. m’immagino che alla lunga, quando saremo arrivati alla sostanza fondamentale dell’universo, scopriremo che non c’è nulla, ma solo delle non- cose che si muovono in un non-spazio in un non-tempo. Il giorno in cui questo accadrà, a me rimarrà dio e a voi non resterà niente”
Maurice Blanchot parlando di fantascienza, scrisse che essa rivestiva una forte funzione profetica. bisognerebbe forse sistemare il tiro e parlare di previsione e di calcolo. Non credo che Gillo Dorfles abbia ragione quando dice che la fantascienza risolve l’elemento tecnologico in metapsichico. Piuttosto mi sento più incline a pensarla inversamente, è cioè che l’elemento metapsichico venga rovesciato in tecnologico. beninteso, questo alla luce delle letture di romanzi fatte in anni e rispettando la storia letteraria del genere che stiamo affrontando.
Maurice Blanchot a 22 anni Scienza e poesia non avevano mai avuto una relazione tanto sofferta e proprio alla fantascienza spetta il compito di creare una cura o una ricreazione attraverso una ridefinizione. Nel XV secolo, tra i dipinti di Sandro Botticelli e la ricerca filologica di un umanista come Marsilio Ficino, pareva non sussistere alcun conflitto. Ma ad un certo punto la ricerca scientifica  si estrania dalla ricerca unitaria della totalità e della verità trascendente. Arte e letteratura, invece, tendono a trarre il massimo utile, se di utile si potesse parlare, dai risultati ottenuti dalle varie scienze separate; e lo fanno in modo sempre problematico e ponendosi in una situazione sempre e comunque critica, tant’è che assistiamo al rifiuto della connotazione di arte e scienza, di “avanguardia”.
La fantascienza gira le spalle alla dialettica della storia e crea un assestamento dell’arte nell’epoca in cui la tecnica  fa da mattatore; più precisamente, i termini della dialettica vengono, come dire, degradati in quanto una osservazione eccessivamente pignola delle presunte verità scientifiche, porterebbe solo, in ultima analisi, a contrastare e respingere tutto ciò che appartiene all’immaginazione e dall’immaginazione ha origine. Ma questi stessi elementi devono essere ridotti poiché un eccesso di amplificazione non gioverebbe certo alla verosimiglianza che il racconto esige.
Herbert George Wells nel 1943 Dunque, da un lato assistiamo all’abdicazione della scienza a un superiore rigore di metodo e dall’altro abbiamo un’arte che prende la distanza dagli elementi appartenenti alla sua sfera di pertinenza.
Il legame tra una scienza “minore” e una speculazione artistica disposta al patteggiamento, produce nella fantascienza e per essa, una serie di divieti, ostacoli, censure di cui la stessa fantascienza ha bisogno per esistere come tale e con tale identità. Per finire  questa terza puntata, vorrei citare una frase di Herbert George Wells che spiega in modo lampante ciò che è stato sostenuto finora:
“Non c'è nulla di interessante quando tutto può accadere”.
La fantascienza, da parte sua, subisce sì l’imposizione e il divieto ma contribuisce a sua volta alla creazione di altre regole. Pensiamo all’esempio più pronto: le tre leggi della robotica di Isaac Asimov.

Quindi, noi leggiamo non il diritto di presentare situazioni che non sono come se fossero o come potrebbero essere ma come devono essere.

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