Magnus non sapeva disegnare i cavalli. Magnus non si era mai confrontato con il genere western. Eppure, dopo sette anni di attesa, l’uscita postuma dell’opera a fumetti La valle del terrore, albo speciale di Tex - personaggio a tutti noto - per i tipi della casa editrice Bonelli, fece gridare al capolavoro. Chi ha potuto vedere i disegni e gli studi preparatori, raccolti poi nel volume Al seguito dell’eroe, ancora una volta ha apprezzato l’enorme mole di lavoro che sta dietro ad ogni tavola di Magnus, almeno sin dai tempi de I briganti. L’autore bolognese era già ammalato, ma aveva promesso, diversi anni prima, di occuparsi del Tex bonelliano e aveva promesso che l’avrebbe fatto a suo modo.La storia, complessa ed intrigante, sembra ispirarsi ai frequenti scontri di Tex e i suoi pards, con le sette segrete cinesi o comunque di altra natura. Basti pensare ad albi come: Il laccio nero, L’ora della violenza o L’artiglio ha colpito, ambientati nel quartiere cinese di San Francisco. Oppure alla misteriosa setta de Il signore dell’abisso, i cui adepti erano in possesso di strane pietre magmatiche, dai bagliori verdastri, che mummificavano i malcapitati antagonisti al solo contatto.
Magnus ci mostra, ne la valle del terrore, una spietata setta di assassini – i “Vendicatori” – dotata di un nascondiglio segreto sotterraneo, ricolmo di spazi – l’immancabile “pozzo della morte” – e meccanismi che lo rendono tenebroso ed inquietante.
La stessa sensazione di inquietudine, il lettore la prova ogni volta che l’occhio si sposta all’interno della residenza fortificata dei Sutter, dove la perfida May-ling tesse le sue trame, cercando di far cadere in rovina la famiglia che la possiede, oramai consunta dall’odio e dagli intrighi.
Se prendiamo in esame il segno, il tratto particolare di Magnus, ci accorgiamo subito come sia graffiante, incisivo, ricco ma non strabordante, “barocco” nel senso migliore del termine.
Tipico di Magnus è l’equilibrio assoluto dei volumi, che regna all’interno di ogni quadro; allo stesso tempo, ritroviamo quelle espressioni – dei volti e delle mani – che rendono in modo perfetto l’inquietudine, l’odio, la follia e la sofferenza. Espressioni già viste nelle opere precedenti – da Lo sconosciuto a I briganti – e che sono il marchio di fabbrica dell’autore bolognese.
Magnus è poi riuscito a forzare la mano al solito Tex bonelliano, rendendolo più aspro, quasi glaciale, come se fosse conscio del suo ruolo di giustiziere. Anche questo aspetto, sembra però quasi sfaldarsi sotto la pioggia battente, durante l’assalto finale dei “Vendicatori” a Sutter’s rest.
Sembra, perché alla fine i “Vendicatori verranno sconfitti, e Tex rientra nei ranghi. Anche Magnus quindi si è dovuto piegare, di fronte ad un personaggio così semplice, ma così immenso e universale, qual’è l’eroe per eccellenza del fumetto italiano: Tex Willer, ovvero Aquila della notte, se preferite chiamarlo con il suo nome di capo Navajos.

