Spigoli&Culture

spigol@ture

Radiohead; In Rainbows; 2007

Print PDF
User Rating: / 1
PoorBest 
C.D.    Cominciamo con una precisazione: anche se il disco, come ho scritto nel titolo, è distribuito dalla XL, in realtà è stato messo a disposizione anche su internet, dove il prezzo viene deciso dal cliente che scarica l’album. Questo per dire che, crisi dell’industria discografica o no, i Radiohead esulano dalle definizioni e dalle comuni caratteristiche del mondo musicale: in una parola sola, sono originali. E non sono banali. Il loro ultimo album, “In Rainbows”, è sognante, imprevisto, mentalmente lucido e assurdamente ipnotico. Ascoltare di fila tutte i dieci brani del disco significa perdere la via (?)
per trovarne una nuova, meno rassicurante ma più seducente, un caleidoscopio monocromatico che ti fa apparire scontato tutto il resto. Come spiegare la voce ossessiva di Thom Yorke nel sussurrarci la fine delle nostre certezze, condita da metafore semplici ed efficaci? Come spiegare quelle tre note di pianoforte che accompagnano, con monotonia, l’ultima traccia del disco, la toccante Videotape? E come spiegare il passaggio dai beat lisergici di 15 Step, apertura del disco, a momenti di pura stimolazione neurale, come in All I Need? Semplice: non si può. Non c’è alcuna ragione al mondo perché i Radiohead debbano dare alla luce un disco così intimista, così soft, dove l’unico accenno ai precedenti deliri di rock, sporco e gutturale, è dato da Body Snatchers (peraltro un ottimo pezzo). Eppure lo hanno fatto. E il risultato è notevole. Archi di sottofondo ben calibrati, mai invasivi né trionfali, fanno da placido accompagnamento alla voce di Yorke, semplice e disperata. Il basso è minimalista, le chitarre pure, e la batteria dà qualche accenno di tempo sperimentando e ricercando, formando piccoli quadri ritmici che sono la ciliegina sulla torta. Sembra proprio l’estrema sintesi il vero obiettivo di certo rock di oggi, e i Radiohead sembrano aver portato all’estremo gli insegnamenti del grunge di Seattle e le molteplici fusioni e contaminazioni della musica contemporanea, trasformando l’intero amalgama nella sua negazione, nella sua assoluta semplificazione. A chi piace il rock duro e puro questo disco farà venire una crisi di nervi; ai fan dei Radiohead forse farà storcere un po’ il naso; a coloro che interessano le novità e i cambiamenti, incuriosirà. Ma non è un disco semplice, o forse lo è troppo, e questo complica le cose: come rimanere affascinati dall’esaltazione del vuoto e dalla soffusa malinconia di Nude, o da pezzi come Jigsaw falling into place, se sembrano così minimali e verginali? Qui la risposta è tutt’altro che semplice: si può solo dire che, innovazioni del mercato a parte, i Radiohead probabilmente hanno creato lo specchio della musica di oggi, e guardarci dentro può mettere paura.
 
    La scheda di Andrea Castellari

Add comment


Security code
Refresh

 
You are here: