
Conformandomi allo spirito di Spigolature, vale a dire quello di leggere e discutere su un medesimo evento culturale secondo un’ottica pluralista, mi inserisco nel dibattito riguardante il film “Le rose del deserto” (2006), secondo me un film da non perdere.
La trama, ormai, la conosciamo tutti.
Durante la Seconda Guerra mondiale, un gruppo di soldati italiani della Sezione Sanità, si installa nell’oasi di Sorman, nel deserto della Libia. Tutti sono convinti che la permanenza sarà breve, mentre purtroppo la Storia dimostrerà che non sarà così, travolgendo nel Suo tragico destino anche alcuni dei protagonisti.
Quello che ci ha offerto Monicelli con questo film è una straordinaria prova, di come sia possibile contemporaneamente far riflettere e sorridere lo spettatore sulla drammaticità di un evento come la Guerra. Sia chiaro, però, si tratta di un “riso amaro”, perché il Maestro ci mostra tutta l’impreparazione e la disorganizzazione -di mezzi e di uomini- con cui i nostri soldati hanno dovuto combattere. Ne è un esempio l’arrivo, nel pieno del deserto libico, di rifornimenti come maglioni di lana e alcolici, destinati all’ esercito impegnato nel fronte russo. I personaggi sono caricature, farse, come il personaggio interpretato da Tatti Sanguineti. Gli altri non sembrano per nulla preoccupati del momento in cui si trovano a vivere. Il Maggiore, impersonato da un bravissimo Alessandro Haber, è impegnato a scrivere missive d’amore alla propria bella moglie, anziché occuparsi di faccende militari; il Tenente medico Marcello Salvi (Giogo Casotti) sembra un improbabile turista occupato a scattare fotografie, mentre il resto della truppa discute della bellezza delle donne del luogo. Tra le figure interessanti, emerge Frà Simone, impersonato magistralmente da Michele Placido. Un frate dai modi un po’ rozzi e spicci, ma dal cuore d’oro, impegnato nell’istruzione dei bambini del luogo, ma che poi, travolto anch’egli dalle vicende belliche, finirà col seguire la scalcinata truppa.
Tramite la commedia, e il sorriso che essa suscita, Mario Monicelli, ha cercato di risvegliare l’interesse per un periodo storico poco affrontato e, soprattutto di mettere in rilievo l’impreparazione e la mancanza di organizzazione dell’ esercito italiano, mandato al fronte con scarsi mezzi e lasciato sovente all’ oscuro di tutti gli accadimenti di guerra.
Probabilmente, l’ottica con cui andare a vedere questo film, non dovrebbe essere l’interesse per un film “impegnato”, ma la visione di una commedia all’italiana che, pur facendo sorridere-a tratti-non sminuisce l’orrore e l’atrocità della guerra.

