
Impossibile non rimanere affascinati da una sequenza iniziale così d´impatto, in cui viene mostrata la deflagrazione di una bomba su una nave carica di marinai in festa con le loro famiglie lungo il Mississippi. Fin dall’inizio non si può fare a meno di notare come questo film sia uno strano mix di stereotipi made in USA, come il patriota mentecatto (non dimentichiamo che Scott è il regista di “Top Gun”) ed elementi originali per quanto riguarda la tecnica.
Denzel Washington è il solito poliziotto con l´espressione da brav’uomo, rappresentante dell’efficientissimo sistema investigativo americano, che deve scoprire la verità sull’attentato, partendo dal cadavere di una donna rinvenuto lungo il fiume, ma il modo in cui vi arriva non è affatto convenzionale. Infatti questa volta c´è di mezzo un dispositivo costituito da sette satelliti, chiamato, non a caso, "Biancaneve", che permette di vedere (e non solo) il passato. Meglio non dilungarsi sulla trama e lasciare ognuno a scervellarsi per seguire le concettose spiegazioni, forse un po’ troppo didascaliche, su realtà ramificate, ripiegamenti dello spazio e via discorrendo.
Il film mette in scena un problema che da sempre affascina l´uomo, cioè la possibilità di tornare indietro nel tempo e di modificarlo, con un paradosso sempre in agguato: se gli eventi si sono già svolti, come può essere possibile tornare indietro e far prendere alla storia un corso diverso?
Esistono, quindi, diverse realtà parallele di cui ignoriamo l´esistenza e in cui possono realizzarsi altre possibilità? Numerosi i cineasti che hanno preceduto Tony Scott, fratello del (per ora) più celebre Ridley Scott: da George Pal con "L´Uomo che visse nel futuro", seguito dal remake "The Time Machine" di Simon Wells e ispirato al romanzo di H. G. Wells, a Steven Spielberg con "Minority Report", da Robert Zemeckis col suo "Ritorno al futuro" a Terry Gilliam e "L´esercito delle dodici scimmie", solo per ricordarne alcuni. Per non parlare, infine, di "Matrix", che Scott cita nel titolo, facendo riferimento ad una scena in cui il protagonista Neo, vedendo per la seconda volta un gatto nero, esclama "Déjà vu!". Per il suo ultimo film, il regista si avvale di una buona sceneggiatura senza falle, per cui alla fine tutto viene spiegato e i conti tornano, cosa non facile da mettere in pratica in un film così intricato, nel quale, a tratti, non si riesce più a distinguere ciò che appartiene al passato, al presente o al futuro.
A parte un certo rallentamento nella parte centrale, il ritmo è ben orchestrato e l´attenzione viene subito catturata da quelle immagini dai colori leggermente falsati, accompagnate dalla musica festosa, ma sulle quali incombe la tragedia.
Uno dei pregi del film è quello di non mostrare solo sparatorie e inseguimenti, peraltro molto ad effetto, ma di mettere in dubbio la nostra convinzione di non potere, nemmeno in futuro, usufruire di un tale dispositivo, e inoltre viene risparmiato allo spettatore il morboso ficcanasare della macchina da presa in cadaveri e pozze di sangue a mo´ di "C.S.I.".
"Déjà vu" è anche un omaggio alla New Orleans post Katrina (infatti il film è dedicato alla sua volonterosa popolazione), poiché Scott ha ritenuto che Long Island fosse una location troppo anonima e inflazionata.
- Titolo originale: Déjà vu
- Anno: 2006
- Durata: 128´
- Nazione: USA
- Regia: Tony Scott
- Sceneggiatura: Terry Rossio e Bill Marsilii
- Cast: Denzel Washington Jim Caviezel, Paula Patton, Val Kilmer, Bruce Greenwood, Adam Goldberg
- Musiche: Harry Gregson - Williams
- Fotografia: Paul Cameron Escoffier
- Costumi: Ellen Mirojnick
- Montaggio: Chris Lebenzon Kohout
- Produttore: Jerry Bruckheimer
- Distribuzione: Buena Vista

