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Kitchen Stories – Racconti di cucina (Bent Hamer, 2003)

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Locandina      Si è soliti immaginare i film nordici tristi e cupi, dove l’ironia latita. Si tratta di un luogo comune, a quanto pare, visto che Kitchen Stories non può essere affatto descritto in questi termini. Al contrario, si potrebbe definire un film dalla comicità surreale.
      Hamer prende spunto da un’indagine realmente organizzata negli anni ’50 in Norvegia per studiare le abitudini degli scapoli in cucina. Dopo aver studiato i movimenti delle casalinghe, una fabbrica svedese di cucine decide di mandare i suoi osservatori nelle case di alcuni volontari norvegesi per capire come ottimizzare gli spazi. C’è da chiedersi: ma in Svezia non avevano single a sufficienza da studiare? Oppure: non avevano qualcosa di più serio di cui occuparsi? In ogni caso, i protagonisti sono un osservatore svedese capitato malauguratamente presso un volontario pentito particolarmente ritroso a sottoporsi allo studio. L’osservato inizia ad allestire una serie di dispettucci (ad esempio, cucina in camera da letto per non farsi vedere) ai danni del povero osservatore appollaiato su di un curioso trespolo, sistemato in un angolo della cucina, a disegnare e a prendere appunti, ma poco a poco i due cominciano a fraternizzare, malgrado il severo divieto imposto agli osservatori di entrare in diretto contatto con l’oggetto di studio.
      Al centro del film c’è il contrasto tra norvegesi e svedesi, forse a noi poco noto: si parte dalla circolazione a sinistra per gli svedesi (poco dopo si sarebbero convertiti anche loro) e a destra per i norvegesi e dalle abitudini alimentari per arrivare al diverso comportamento assunto durante la seconda guerra mondiale.
      Kitchen Stories non ha avuto molto successo, dato che è apparso solo in rare sale e, per di più, non proviene dagli Usa, ma è un film godibile ed ha un buon ritmo. Paradossalmente, le scene più divertenti sono quelle in cui i dialoghi scarseggiano perché bastano gli sguardi in cagnesco che si scambiano l’osservato e l’osservatore, anzi, gli sguardi che lo scorbutico scapolo lancia allo studioso, il quale sopporta con rassegnazione i dispetti dell’altro, nonché i disagi che presenta il suo lavoro, compreso il dormire ogni notte in una minuscola ma perfettamente accessoriata roulotte in dotazione agli osservatori.
      Un altro pregio del film è quello di proporre una ricostruzione accurata degli anni ’50 in Norvegia, quando era ancora ben vivo il ricordo della guerra, e di far conoscere, senza cadere nel folklorismo, le differenze di cultura e di tradizioni tra i due Paesi nordici, che si tende sempre ad assimilare per ignoranza: sarebbe come se lassù pensassero che, in fondo, italiani e francesi sono la stessa cosa…
      Il tutto è immerso nell’innevato paesaggio norvegese che incentiva il contatto tra i due protagonisti.
      Difficile immaginare che, dopo Kitchen Stories, Hamer avrebbe realizzato un film su Charles Bukowski (Factotum), di produzione americana, inserito addirittura nella Quinzaine des Réalisateurs a Cannes nel 2006.
 
 
Scheda del film
  • Titolo originale: Salmer fra kjøkkenet
  • Anno: 2003
  • Durata: 95’
  • Nazione: Norvegia, Svezia
  • Regia: Bent Hamer
  • Cast: Tomas Norstrøm, Joachim Calmayer, Bjørn Floberg, Reine Brynolfsson
  • Sceneggiatura: Bent Hamer, Jörgen Bengmark

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