La bussola d’oro è quella che dovrebbe avere in dotazione il povero spettatore per districarsi nel garbuglio della trama. Per chi non ha letto il libro, ovviamente quasi sconosciuto prima dell’uscita del film, seguire la storia è veramente un’impresa. La trilogia di Philip Pullman, e di conseguenza il film, è ambientata in un mondo parallelo al nostro, in cui le persone hanno un daimon, cioè un animale che rappresenta la loro anima. Il daimon degli adulti è stabilizzato, mentre quello dei bambini può mutare. La protagonista è la giovane Lyra (Dakota Blue Richards), nipote di Lord Asriel (il nuovo 007 Daniel Craig), che intraprende la lunga avventura alla ricerca della verità, per scoprire in cosa consista la misteriosa “polvere” di cui è vietato parlare. A guidarla c’è una bussola d’oro, che nessuno ha ancora capito come diavolo funzioni, e a difenderla un imbolsito orso polare con un’armatura (sic), che ricorda un po’ troppo Le cronache di Narnia. Malauguratamente a mettere i bastoni tra le ruote a Lyra e compagnia pelosa c’è l’odiosa Marisa Coulter, capo dell’Intendenza Generale per l’Oblazione, un’organizzazione con il compito di fare esperimenti sui bambini, il daimon della quale è un’ancora più odiosa scimmia dal pelo dorato.
Inutile dire che, se non si è fanatici del genere fantasy, difficilmente La bussola d’oro può essere considerata più che un filmetto con tante pretese e vagonate di effetti speciali. L’inizio è fin troppo didascalico ma, per dirla con parole povere, non si capisce niente, per quanto la voce fuori campo si sforzi di descrivere l’universo creato da Pullman, tra Magisterium, daimon e strumenti mai visti e, infine, la polvere: a cosa serva e a cosa funzioni lo sa solo l’autore, e forse nemmeno lui.
Già dalle prime scene, poi, si vede che, se mai volessimo sapere come andrà a finire, ci toccherà sorbirci un seguito, anzi due. E’ naturale, visto che è una trilogia, ma ciascun film dovrebbe almeno avere una sua logica e stare in piedi a prescindere dal fatto che sarà completato dagli altri due. Inoltre, se ad interpretare i personaggi “non pelosi”, per così dire, ci fossero stati degli sconosciuti il film sarebbe passato sotto silenzio, invece è palese che la combinazione Daniel Craig – Eva Green non è casuale, ma ripropone la coppia vincente di Casino Royale, con l’aggiunta della Kidman che sembra capitata lì solo per mostrare di riuscire a camminare imbalsamata negli attillatissimi vestitini fatti su misura per lei.
L’unico merito va alla creazione digitale di una Londra fantastica, vista dall’alto di un dirigibile. Suggestive sono anche le sequenze a bordo del vascello dei Gyziani, ma assolutamente ridicola la scena della lotta tra i due orsi polari, che, a dire il vero, è uno dei pochi momenti noiosi del film, per fortuna. Forse perché si è costantemente impegnati a capire cosa stia succedendo. Una cosa è sicura, però: tutto va a finire bene, almeno per ora, ma come funzioni la polvere resta un mistero. Si sa solo che non è la stessa contro cui combattono le casalinghe.
- Titolo originale: The Golden Compass
- Anno: 2007
- Nazione: Usa
- Regia: Chris Weitz
- Sceneggiatura: Chris Weitz
- Cast: Nicole Kidman, Daniel Craig, Dakota Blue Richards, Sam Elliott, Eva Green
- Fotografia: Henry Braham
- Montaggio: Anne V. Coates
- Scenografia: Dennis Gassner
- Costumi: Ruth Myers
- Musica: Alexander Desplat
- Distribuzione: 01 Distribution
- Durata: 1h e 53’

