Da una certa data di Settembre si è tornati in Occidente, dopo dieci anni di conflitti del terzo mondo completamente ignorati dai mass media, a parlare di guerra. L’avvenimento è stato mistificato sotto una serie di epiteti (regole di ingaggio, missili intelligenti, etc…) assai rassicuranti ma poco veritieri e credibili. Infatti, quando dall’Afghanistan e dall’Iraq sono incominciate ad arrivare le prime bare, l’opinione pubblica è stata percorsa da un fremito di indignazione e sgomento. Dopo la Seconda guerra mondiale un motto si era alzato da diversi intellettuali e dai creatori del processo di Norimberga: “Per non dimenticare…”. Purtroppo il mondo ha dimenticato molto facilmente, celando l’atrocità della guerra sotto la falsa sicurezza della tecnologia, accorgendosi troppo tardi che un proiettile nella testa sortisce lo stesso effetto di sessant’anni prima.
“Salvate il soldato Ryan”, pur sotto la solita patina spettacolarizzante a cui ci ha abituati Hollywood, ha proprio il grandissimo pregio di mostrare la guerra per quello che è, cioè un’atroce mattanza priva di senso. Finiti il tempo di John Wayne e Jhon Rambo che scansavano i proiettili, neanche fossero Neo in Matrix, in questo film i protagonisti provano sulla loro pelle ogni sensazione sgradevole che una guerra può generare.
Il lungometraggio di Spielberg nella sale ha subito molteplici censure e in televisione, almeno in Italia, è andato in onda ad orari improponibili come se la crudezza della guerra fosse più pericolosa di tutte quelle proiezioni offensive della nostra intelligenza che ultimamente si aggirano per cinema e televisione.
Guardate questo film con molta attenzione e soprattutto fatelo guardare ai vostri figli perché almeno loro siano capaci di non dimenticare…

