Il consiglio iniziale è di non uscire dalla sala prima che i titoli di coda siano terminati per evitare di perdere il finale. I pirati seminano il terrore in tutti gli oceani che bagnano le coste orientali, l'Indiano ed il Pacifico, tanto da indurre la Compagnia delle Indie Orientali, la cui flotta e comandata dal perfido Lord Beckett (Tom Hollander), a ricorrere ad un provvedimento estremo: rintracciare i Nove Pirati della Fratellanza per ucciderli.
Will (Orlando Bloom), Elizabeth (Keira Knightley), e il Capitan Barbosa (Geoffrey Rush), giungono a Singapore per allearsi con Capitan Sao Feng (Chow Yun-Fat), spaventoso pirata cinese. Ognuno di loro persegue un proprio scopo, ma hanno un obiettivo comune: ritrovare Jack Sparrow (Johnny Depp), condannato da una maledizione a vagare ai confini del mondo, per liberarlo e, così, riorganizzare la Fratellanza. Un impresa epica, che richiede un grande coraggio, necessario per superare gli aspri scontri che dovranno affrontare.
Un sequel di grandi magie e grandi battaglie mozza fiato, per oltre due ore e mezza di film. Dall’inizio alla fine del lungometraggio si è coinvolti in prima persona nella storia, nelle allucinazioni e nelle schermaglie tra buoni, cattivi, pirati, soldati, Dei, animali, forzieri, tutti componenti di un prodotto di alta tecnologia digitale. Al termine dello spettacolo, incredibilmente, si esce un po’ storditi e miracolosamente non bagnati; il cinema 4D, in questo caso, sarebbe stato l’ideale.
Si vuol cercare qualcosa di più?
Gli attori hanno fatto il loro dovere. L’unico che si è distinto è però Johnny Depp, intenso e credibile, nonostante si sia progressivamente trasformato durante la saga in una “macchietta”. Lo ricordiamo in “Platoon” (Oliver Stone, 1986), “Edward mani di forbice” (Tim Burton, 1990), e logicamente “La maledizione della prima luna” (Gore Verbinski, 2003), “Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma” (Gore Verbinski, 2006).

