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Izner C., Il mistero di rue des Saints-Pères, 2006 - Giallo; ape omicida sulla Torre Eifeel

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iznerclaude-misteroruesaintsperes Claude Izner, Il mistero di rue des Saints-Pères, Milano, Editrice Nord, 2006, pp. 309, € 16,60
Due penne si nascondono dietro lo pseudonimo di Claude Izner. Una tenuta da Liliane Korb, montatrice cinematografica, l’altra da sua sorella Laurence Lefévre, archeologa. Entrambe libraie a Parigi, scrivono le avventure di Victor Legris, libraio e investigatore nella Parigi dell’Ottocento. «Le avventure capitano ai tipi avventurosi» scrive Leslie Charteris aprendo uno dei tanti episodi incentrati su Simon Templar, alias “Il Santo” quasi a giustificare come un uomo possa vivere tante avventure in una sola vita. Quanto il nostro Monsieur Legris sia un tipo avventuroso è sotto gli occhi del lettore acuto allo stesso modo della soluzione del giallo poiché gli indizi sono ben disseminati.
La Torre Eiffel è il centro gravitazionale del romanzo -“è l’apoteosi della tecnica del nostro XIX secolo”- dirà Kenji. Attorno ad essa, decessi sospetti, investigazione, dubbi, perspicacia e tempismo, non mancano.
Nel romanzo giallo, perché sia salva l’indignazione del lettore, si sa che il colpevole deve essere uno, ma vi accorgerete che obiettivamente il reato è da addebitarsi alla interpretazione folle e soggettiva di quell’entità che è il potere della carta stampata.
L’informazione non può attendere” grida il quarantenne Marius Bonnet -“direttore e redattore capo del Passe-partout, quotidiano di belle speranze”arrivato al cinquantesimo numero dopo essere “nato il 4 maggio, alla vigilia della festa per il centenario dell’apertura degli Stati Generali a Versailles”- ordinando a Eudoxie di correre al giornale per preparare l’edizione speciale, a Taša degli schizzi al volo della scena del fatto, a Isidore di mettersi in contatto con la polizia, e a Clusel “l’asso della notizia” di seguirlo. Bonnet, si è appena seduto a tavolino con i propri collaboratori; li ha presentati ad uno ad uno a Legris, in quanto vorrebbe che diventasse uno di loro; con pochi minuti di scarto arrivano Kenji e l’informazione relativa ad un altro omicidio dell’ape. Un’occasione d’oro per far concorrenza alle “novantamila copie del Figaro”.
Legris possiede un pizzico di avventuriero spregiudicato (relazione con Odette, coniugata, e attratto da Taša ), di rocambolesco ha l’acume della persona pacifica tirata per il bavero nell’avventura, dimostrandosi prima che investigatore, un uomo che all’occorrenza riesce a far convergere le proprie facoltà mentali in accurati ragionamenti, ma pur sempre un uomo emotivo, fallibile, anti-egocentrico. L’opposto di Sherlock Holmes, per intenderci, nelle cui vesti, invece, ritrovo a proprio agio Monsieur Mori Kenji, socio di Legris nell’attività della libreria: elegante con bombetta, fa il baciamano alle signore, ricco di saggezza giapponese, colleziona strumenti musicali nel seminterrato della libreria, che veglia amorevolmente la vita sentimentale di Victor perché non si leghi ad una donna che non lo meriti come da promessa fatta alla madre morente, e che si allontana per avere una migliore panoramica degli eventi.
Il buon lettore di gialli non tema: la storia d’amore di Victor Legris non è molto interessante, almeno la prima. La cascata di capelli rossi della seconda, più preoccupante, comunque non svia la caccia al criminale.
Dal depliant commemorativo e personalizzato dell’evento al ritaglio di giornale, dai titoli dei libri, allora contemporanei, che vengono riproposti dalle simpatiche scenette in libreria ai nomi di personaggi, autori ed artisti cui si riferiscono i protagonisti nel corso della narrazione, e ai commenti riguardo il disegno, i dipinti e le illustrazioni che condiscono il rapporto Victor-Taša, insomma, ogni elemento rende palpabile la passione per l’espressione che fissa un momento (simbolo ne è il Libro d’Oro firmato dai visitatori all’entrata degli ascensori della Torre Eiffel), oltre ad essere veicolato a fornire un quadro dettagliato dell’atmosfera del periodo. Tanto che il nostro Il mistero di rue des Saints-Pères, proprio per la quantità di riferimenti “al trionfo della scienza” ed ai cambiamenti sociali, può essere letto come un compendio storico, sebbene romanzato.
La regola che interessa personaggi, ambiente ed atmosfera in termini di realismo nel giallo è sicuramente ottemperata, tanto da ricordare, pur se molto vagamente, quella definizione di romanzo sociale in forma gialla con cui alcuni bollarono, positivamente o meno, i romanzi di Raymond Chandler (ideatore del solo, sensibile, sentimentale, cinico ed incorruttibile Philip Marlowe).
A parte la Postfazione, e le opportune Note dell’Autore e del Traduttore, non troverete descrizioni troppo estese, né approfondimenti psicologici alla Patricia Highsmith. Tutto e niente distrae il lettore dallo scopo di trovare movente, arma e colpevole. Nemmeno le inquadrature da sceneggiatura scritta all’americana che molte volte aprono i salti di scena.
A grandi linee ogni regola del perfetto romanzo giallo è rispettata, introducendo didatticamente il lettore ai profondi sviluppi d’inizio ‘900. Il diario dell’indagine rende infatti possibile una puntuale carrellata riguardante i progressi tecnologici. Qualche esempio?
La folla “prendeva d’assalto il trenino Decauville”(dall’inventore del treno su una ferrovia a scartamento ridotto), oppure“(…) alla ricerca del famoso apparecchio di George Eastman. «Voi premete il tasto, Kodak fa il resto…» Questa sì che è una pubblicità indovinata, si diceva Victor”.
Un ben congegnato affresco di quegli anni, per illustrare il quale la serie dei delitti risulta il metodo più realistico di entrare nei dettagli.
E’ innestata in tre mesi del 1889 -inaugurazione della quarta esposizione Universale francese- la trama giornalmente appuntata da Legris ed impregnata dall’evento Torre Eiffel, struttura monumentale inaugurata il 31 marzo 1889 a celebrare stabilmente il centenario della Rivoluzione, che accoglierà più di trenta milioni di visitatori in sei mesi.
La confessione scritta postuma del colpevole svelerà il delitto quasi perfetto al lettore che nelle prime cinquanta pagine non abbia colto la cinica ammissione di reato “unico scopo, aumentare la tiratura”, e toglierà qualsiasi dubbio al nostro eroe ormai libero di tuffarsi in un amore all’insegna del nascente femminismo.
Quasi quasi, da consigliare al lettore che si approccia al romanzo poliziesco o al giallo perché non ama leggere i romanzi ,cosiddetti, pesanti.

   Scheda di Antonella Chinaglia   

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