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Bellomo D., La donna della tempesta, 2006 - Il cutter fantasma

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bellomod-donnatempesta Donatello Bellomo, La donna della tempesta, Milano, Mursia, 2006, pp. 307, € 18,00
Godendo dell’interessante compagnia del nostro giornalista e del Capitano Destouches viaggeremo verso la soluzione dell’enigma che tormenta Marcel-padre Bruno, nipote del capitano ottantacinquenne, ancien officier della Compagnie Générale Transatlantique. Immaginare è uno stato mentale del tutto soggettivo, come il provare dolore, pertanto anche la cassetta che contiene la prova -«la prova che non sono pazzo» dice Marcel che nel tempo è stato emotivamente logorato dal dolore per una perdita supponendosene responsabile ed immaginando - sembrerebbe non far parte del meccanismo senza l’inchiesta svolta dai protagonisti. Le ricerche portate avanti da Cédric Destouches grazie alla sua naturale dimestichezza con il mondo, porteranno a comprendere quanto giri attorno a quel cutter bianco, presunto fantasma, e quanto giri ancora con esso. Una sorta di ruota del filosofo Wittgenstein, questa apparizione finalmente filmata, che sullo sfondo di uno zoom all’indietro riprendente lo scambio di un bacio, procede verso destra. Un «fermo immagine sulla barca che rolla» per i nostri, un indizio significativo per il lettore.
Tenete a portata di mano il dizionario nautico e partiamo da dove eravamo arrivati ne L’uomo del cargo, cioè con la decisione da parte del capitano di regalare il Cygnus all’amico pennivendolo. Il varo del Cygnus II, un Wauquiez 45 S è festeggiato dopo sei mesi di silenzio intercorsi tra i due amici. Questa presentazione della barca sia al mare che a tutti i marinai della Rochelle coincide con il rifarsi vivo dopo tre anni del nipote all’oncle Cédric. Confondendo e riportando indietro la memoria, come un cutter (veliero da diporto o da competizione di piccole dimensioni, basso di bordo, con soltanto un albero munito di randa, controranda e bompresso con fiocchi), creduto affondato da anni che riappaia improvvisamente all’orizzonte.
Intervalli di silenzio e coincidenze. Sospensioni e combinazioni. Sono tali importanti elementi a costituire l’ossatura della storia incentrata su il perché di quella tonaca. «Di solito, le coincidenze sono quelle che ti fregano.» dichiara Destouches -una frase che sarebbe esatta epigrafe a questo romanzo- mentre raggiungono in auto l’abbazia di Saint Martin de Ligugè dove incontreranno «l’archivista che mette in ordine le scartoffie di Dio».
Quel cutter stesso, altre volte avvistato -visione che è contemporaneamente miraggio, speranza, sogno e incubo, riguardo ad un passato e ad un presente che altro avrebbero dovuto essere- rappresenta una iscrizione frammentaria sulla lapide di un rapporto amoroso. Alla pesante pietra con cui i familiari hanno inteso oscurare qualsiasi bagliore di spiegazione fa da contrappunto la metafora del volo, predominante nel romanzo.
Persone e luoghi sono descritti come se dovessero essere oggetto di esperimenti mentali, quelli in cui vengono isolate le variabili più cruciali per vedere quanto, che cosa e come accadrebbe quando un fattore cambiasse mentre il contesto rimanesse eguale. Mi riferisco, ad esempio, alle insostituibili «Cartoline» che Bellomo pare spedirci telepaticamente attraverso lo scritto e con le quali sta positivamente viziando il proprio lettore (come paternamente Destouches vizia l’amico giornalista), al dichiarato lambiccamento di pagina 91, alle ipotesi delle pagine seguenti, che ci proiettano veri e propri scenari ipotetici, similari ai disegni di un bambino. In tal senso è riuscitissimo, a mio avviso, l’escamotage narrativo/investigativo del «primo disegno di Oliver» trovato nella approfondita perlustrazione del cutter (quale? Quello colato a picco durante «la grande mareggiata del Nord», o un suo gemello?). Lascio ovviamente al lettore il piacere di trovare la via d’uscita dal labirinto d’informazioni che l’abilità giornalistica di Bellomo ha saputo costruire, ma desidero sottolineare l’atmosfera di sospensione che pervade il testo sino all’ultima pagina.
Marcel, probabilmente, non verrà messo al corrente dell’intera verità venuta a galla e verificata dallo zio Destouches e dall’amico giornalista. Forse perché l’identità personale, se non la vocazione, di Marcel-padre Bruno vacillerebbe?
Mi piace pensare che Destouches-Bellomo -intenzionato fermamente a seguire anche il più esile filo di verità, disposto a farsi carico del peso morale di informazioni, ipotesi e realtà che porterebbero a ridisegnare i ricordi del nipote-amico (un termine, amico, mai utilizzato alla leggera), sebbene poco incline (a meno che non vi siano provati motivi, come in questa indagine ben articolata da Bellomo) a correggere le annotazioni sul proprio libro di bordo- abbia davvero identificato la vita/navigazione di Marcel, in trent’anni di ossessione «inseguendo un fantasma nella nebbia»  con quella del cutter. In altre parole un sovrapporsi e sostituirsi continuo di motivazioni, giustificazioni, colpevolizzazioni, quasi riprendendo la storia della nave di Teseo. Una nave, cioè che nel proprio lungo e travagliato viaggio vede sostituirsi le assi marce e danneggiate con altre, tanto da ritornare in sé/in porto senza alcuna delle assi con cui era partita. Ritornando, pertanto, come se fosse un’altra nave. Testimoni i gabbiani, o meglio, i piccioni, per un tale problema di consapevolezza di sé. La tragica verità sull’accaduto alla tanto amata donna della tempesta sicuramente avrebbe incrinato i comodi equilibri (non soltanto emotivi, e non soltanto dell’interessato) e, senza dubbio, avrebbe fatto rivedere le aspirazioni individuali.
Abbiamo tra le mani, dunque, un altro raffinato romanzo di Donatello Bellomo in cui i profili dei due protagonisti ci appaiono sempre più familiari nella semplicità dei riferimenti -la Boyard (del capitano) che trema fra le labbra per l’emozione, e le Papier Mais (del giornalista) fumate una dietro l’altra per realizzare- e che rende amabile, oltre che credibile, l’organizzazione e la previdente sollecitudine del Capitano Destouches generoso anfitrione del mondo (conoscitore di luoghi, persone e potere del denaro), un saggio, esperto di vita e sentimenti, disincantato sentimentale che tutti vorremmo quale amico (se pronti a soggiacere ai suoi programmi, ad assisterlo nei suoi spostamenti, e, a volte, a scoprirci complici del suo essere incapricciato del vivere). Degna di nota da parte di Destouches -si autodefinisce colui «che nella vita ha visto recitare tutte le parti della comèdie humaine, nessuna esclusa»- l’interpretazione dell’ inesistente Eccellenza Vescovo Wauquiez (vedi sopra. Pure i profani ormai sanno, merito ne sono anche i romanzi di Bellomo, che è il nome di una barca), che è una magistrale trovata, per arrivare ai registri scolastici degli anni Quaranta, di cui rende complice l’impreparato amico giornalista.
La Storia dei cantieri Grossi di Marsiglia, la Storia del faro su Le Pilier, e molte altre Storie s’intrecciano: quella di una cartolina vecchia di trentacinque anni, quella di una guerra dai risvolti atroci…Ma questo è l’incipit di un’altra recensione che non porrebbe in primo piano due figure, una in clergyman, l’altra in tuta grigia, a modo loro, assieme in volo.

Scheda di Antonella Chinaglia

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