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Miller H., Opus Pistorum, 1983

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Henry Miller, Opus Pistorum      Henry Miller, Opus Pistorum, Milano, Feltrinelli, 1983, pp. 211, € 8,00
       Quanto c’è di vero, di autobiografico, nel protagonista di questo libro? Henry Miller, a Parigi, avrà vissuto esperienze simili a quelle raccontate in questo romanzo, discusso come e più di altri? Probabilmente si, ma non va dimenticato che Miller scrisse questo libro su istigazione (anzi, su commissione vera e propria) dell’amico Milton Luboviski, libraio impegnato a vendere, in tempo di affari stagnanti, materiale ad esclusivo contenuto sessuale. Il risultato è un libro spinto, diretto, viscerale: situazioni erotiche al limite, sempre più complesse e torbide, quasi lo specchio critico di una Parigi eccessivamente libertina (ma che a Miller piace moltissimo) da paragonare al puritanesimo e alla sobrietà statunitense da cui l’autore sembra voler fuggire per sempre. Il protagonista del libro è Alf, giornalista di dubbia capacità che non lavora quasi mai e dedica tutte le proprie energie ad una estenuante attività sessuale, in un susseguirsi di incontri amatori sempre diversi e sempre raccontati nel dettaglio. Non c’è altro svago, per i personaggi del libro, che esuli dal rapporto sessuale inteso come forma di totale libertà fisica e, a suo modo, quasi artistica. Miller però è ben attento a non darci l’illusione di un libro con pretese intellettuali o con significati nascosti e metaforici: “Opus Pistorum” vuole apparire (e ci riesce) come quello che deve essere secondo le intenzioni del committente, un libro erotico punto e basta. Ma, trattandosi di Miller, è inevitabile trovare dei segni di stile caratteristici, a partire dal titolo stesso che si basa su un allusione, un doppio senso, risolto con un latinismo che “nobilita” il prodotto. E così, leggendo questa “opera”, si passa dall’incontro con una cinese molto raffinata e disponibile, la punizione ad una donna che troppo a lungo ha provocato i sensi di Alf e dei suoi amici, qualche orgia, incesti, visioni lesbiche e una messa nera. Fino al raggiungimento della saturazione, dell’impossibilità di reggere un susseguirsi di situazioni sempre più difficili, imbarazzanti, estenuanti, in un finale che, dopo le strafottenze del protagonista e il suo linguaggio chiaramente disinvolto, sorprende e chiude in maniera magistrale l’incursione più profonda e completa nell’ambito sessuale fatta da uno dei più controversi (e geniali) scrittori americani del ventesimo secolo. Un romanzo che basa la propria morale sull’assenza di quest’ultima, il proprio fascino sulla ricerca del disgusto e del piacere allo stesso tempo, la scelta lessicale sulla più aperta critica alla borghesia (tipico di Miller: si legga a questo proposito il capolavoro “Tropico del cancro”). Da leggere tutto d’un fiato, senza pensare. E senza moralismi, che l’autore non approverebbe.
 
Last Updated ( Saturday, 06 September 2008 13:41 )  

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