
Luigi Dal Cin, Chiara Carrer, Ferrara. I draghi, i cavalier, l’audaci imprese, le biciclette, Kite Edizioni, Campodoro (PD), 2008, pp. 128, € 12,00
Tutto ha inizio quando… Click clack sbadabam…
“Salve cavaliere…venite avanti!”
Click clack sbadabam, il cavaliere si
inginocchiò davanti al duca…(p. 21)
Così ha il suo incipit una favola vera che, con lo stile travolgente di Luigi Dal Cin e le belle illustrazioni di Chiara Carrer, racconta in chiave fantastica la storia di Ferrara e del suo patrimonio artistico.
Il titolo di questo libro, Ferrara – I draghi, i cavalier, l’audaci imprese, le biciclette, è mutuato dai primissimi versi del poema ariostesco, Orlando Furioso…
Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’ audaci imprese…
Il testo suddiviso in sei capitoli, più Premessa ed Epilogo, segue, per così dire, le chiassose ferraglie di un cavaliere “ingaggiato” per scacciare un drago che aveva scelto, in qualità di alloggio, il fossato di acque limacciose di quel castello chiamato di San Michele o, più comunemente, Castello Estense, in quanto fatto costruire dal potente casato che ha governato Ferrara dal 1264 al 1597.
Da quegli antichi fasti, ove il popolo acclamò Obizzo II, Signore della città…
“…gli Estensi la trasformarono da semplice porto fluviale a capitale culturale tra le più importanti del mondo: costruirono straordinari monumenti, chiamarono a corte i più grandi letterati e artisti del tempo, commissionarono opere d’arte stupende, promossero feste, spettacoli, banchetti, in un’atmosfera di grande splendore per la città. La corte di Ferrara divenne con gli Estensi un centro artistico e culturale di enorme importanza! Ed è anche grazie alle opere lasciateci in eredità dagli Estensi che oggi Ferrara è considerata dall’UNESCO patrimonio mondiale di tutta l’umanità”.
“Ne avevo sentito parlare” – disse il cavaliere…(p. 26)
Click clack sbadabam…
In queste parole, la brillante penna di Luigi Dal Cin delinea non solo la grandezza di Ferrara, ma molto di più: egli – come appare dalla Premessa – sembra chiedere al lettore che cosa conosce di Ferrara ed, in particolare, con quale occhi guarda la città degli Estensi…
“che cosa hai visto?”…
“Bellezze che non immaginavo nemmeno… e misteri per me rimasti ancora misteriosi…” (p. 9)
Così, alla domanda di una “probabile” intervistatrice, posta “con noncuranza, mentre si ammirava nel monitor portatile…” (in una pennellata, realizzata dall’autore, che dipinge molti di noi), un giovane, che ha ancora occhi capaci di stupirsi, interrogarsi e “volare oltre”, ci invita “quasi” ad essere quell’ipotetico ippogrifo…
“cavallo alato che accompagna nelle loro imprese Ruggiero e soprattutto Astolfo. Con l’ippogrifo Astolfo arriva sulla luna dove, in una valle, trova tutto quello che si perde sulla terra tra cui, racchiuso in ampolle, il senno degli uomini: può così recuperare il proprio e quello di Orlando che senza più la ragione era diventato, appunto, furioso. Ma l’Ariosto ci avverte anche che l’ippogrifo è un essere molto capriccioso, che appena può tenta di fuggire!” (p. 96)
Rimane a noi, oltre il consiglio di leggere questo libro, il suggerimento di non perdere il senno… casomai, distesi sul letto, mentre si fissa il soffitto!
Click clack sbadabam…!










