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Marrakech Express (Gabriele Salvatores, 1989) - un viaggio (ipocrita) per sfuggire se stessi

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Locandina       Quattro amici che non si frequentano da tempo decidono di partire assieme verso il Marocco per portare trenta milioni al quinto della loro vecchia combriccola, Rudy, arrestato nel paese Africano per possesso di stupefacenti. A convincerli è Teresa, presunta amica di Rudy, ma il viaggio si rivela subito problematico, con arrabbiature dovute ai diversi caratteri ormai maturati, guai fisici e meccanici. In certi momenti sembra che i cinque protagonisti se la stiano spassando in vacanza, in altri pare piuttosto un incubo con tutte le sfortune che possono capitare ad un viaggiatore. In definitiva, molto improbabile. Ma non è certo un problema per un film. Un film non ha nessun obbligo, tantomeno quello di rappresentare la realtà. Nella realtà, io non avrei mai dato dei milioni a un cretino che si fa trovare con la droga in un paese musulmano, al massimo gli avrei passato l’oscar dell’idiozia. Nessuna persona “normale” si metterebbe a rubare nei supermercati per sentirsi più giovane e trasgressiva, come fanno invece i nostri eroi. Ma dobbiamo ricordarci che questo è pur sempre un film, di Salvatores, per giunta. E quindi pare che lo scopo sia essenzialmente quello di mostrare la forza dell’amicizia che supera le convenzioni sociali e le abitudini, e può mostrarsi solo in un momento di condivisione quale è il viaggio. Se poi ci mettiamo degli ottimi attori e una regia comunque corretta, ecco che viene fuori un “cult movie” quale Marrakech Express. Un inno alla libertà che diviene tale solo nella dimensione del viaggiare, quando si rinuncia gradualmente alle proprie prerogative e ci si immedesima in un’ottica di compartecipazione di affetti e stati d’animo. Non sfugge però, ad un occhio un po’ attento, la valenza ipocrita di tutto ciò. Attenzione, è un’ipocrisia non voluta, ma che dimora da sempre nell’animo di un certa sinistra libertaria e antiautoritaria, quella a cui appartiene il regista stesso. E’ la solita storia, la vita borghese fa schifo, il senso dell’esistenza lo trovi in un mondo non ancora corrotto dal consumismo, nelle dinamiche di gruppo e così via. Tutto molto banale, credo che la trasgressione sia ben altro che rubare al supermercato, ma questi ex-compagni-integrati-senza-ammetterlo non vanno mai aldilà delle apparenze. Molto più rivoluzionario cambiare i pannolini e dibattersi tra gli impegni cittadini che scappare in giro per il Marocco con nostalgie e rimembranze di epoche meno “anni Ottanta”. E così il film finisce per dare un ritratto del tutto plausibile di una certa generazione, il problema è che si tratta di ipocriti mostrati invece come persone che hanno ritrovato la sincerità. Ciò non toglie che il film sia assolutamente godibile, ricco di battute simpatiche e di scene che si ricordano (la partita di calcio nel deserto, il villaggio fantasma, il dentista tedesco e altro ancora), ma non è un caso che Salvatores, conclusi i film sul tema del viaggio, si dedicherà ad opere molto diverse e meno applaudite, ma sicuramente più sincere ed autoriali (su tutti lo splendido e non capito Denti).
 
  • Titolo: Marrakech Express
  • Regia: Gabriele Salvatores
  • Cast: Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Cristina Marsillach, Giuseppe Cederna, Gigio Alberti, Massimo Venturiello, Corinna Agustoni, Antonio Carlucci, Francesco Paganini, Ugo Conti
  • Produzione: Gianni Minervini, Italia, 1989
  • Durata: 110 minuti
  • Montaggio: Nino Baragli
  • Fotografia: Italo Petriccione
  • Scenografia: Gabriele Serra
  • Costumi: Francesco Panni
  • Musiche: Roberto Ciotti

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