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Romeo C., Boatpeople, 2007 – Prendiamo il largo?

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romeoc-boatpeople Carlo Romeo, Boatpeople, Milano, Longanesi, 2007, pp. 156, € 11,60
Ondate d’iperboli movimentano Boatpeople, raccolta ordinata di tòpoi, nozioni e consigli sull’approccio all’eterno amico Mare, quel «lui», richiamo dal profondo d’ognuno, personificato desiderio che pare formularsi nella primordiale domanda posta da Baudelaire dinanzi all’armonia dei vascelli ottocenteschi: quando partiamo per la felicità?
La scelta del mezzo, la propria barca, potrebbe leggersi quale grido di libertà e risposta al suggestivo interrogativo, se l’atteggiamento critico e polemico nei confronti della fauna accostata dal futuro yachtsman nel mondo della nautica da diporto non divenisse pungente e talvolta sferzante da far dubitare il Lettore sul fatto che si tratti di cosa semplice a farsi.
Numerose figure logiche dell’esagerazione -follia la semplice ipotesi di comprarsi la barca, fenomenologia del broker e del cliente, rapporti a rischio con le entità burocratiche, brevi cenni sul posto barca, questioni di stile, patologie del neoarmatore- quali allusioni, rimandi sarcastici, citazioni divertenti, segnano strategicamente l’impressionante rotta della scrittura studiata di Boatpeople.
Niente a che vedere col crescente innalzamento del mare previsto nei prossimi trenta anni, né a che spartire con i vietnamiti degli anni ’70 o le alluvioni dovute ai cambiamenti climatici, questo Manuale di sopravvivenza per chi compra una barca. Aggiungerei “da manuale”, per il modo accattivante e realistico con cui è guidata l’entrata sia nel macrocosmo della comunità nautica che nel microcosmo dell’imbarcazione. Imitare scherzosamente il modello del vero manuale rovesciandone gli stilemi, consente di regalare al Lettore una parodia in cui all’inconscio bisogno d’esibizionismo si sostituisce il «saper vivere in mare» consapevoli d’un «mondo di tradizioni, regole, rispetto e attenzione reciproci» focalizzando su correttezza, responsabilità, sicurezza, e umiltà nei rapporti in mare, come nei marina, pagine che si affiancano al veleggiare di Come vivere a bordo (R. Buonassisi, 1997).
Consigliere di amministrazione di Pubblicità Progresso e responsabile del Segretariato Sociale Rai, il giornalista Carlo Romeo saggia oltremodo il peso delle parole ciccandone alcune verso persone competenti che dovrebbero cogliere la portata delle pagine «fuori rotta» di Accessoristica applicata. Eppure, in che cosa realmente consista quell’atmosfera oscillante tra poesia ed incubo in cui cali lo skipper in nuce, francamente, non lo esplicita. Paragoni, parallelismi e similitudini pescati da altre realtà, arricchiscono l’espressione con la forza delle immagini, esempio ne sia lo scenario della visita alla nuova barca: «il neoarmatore organizza visite guidate a turno stipando i gruppi con densità vicine a quelle dei balconi senesi in piazza del Campo durante il Palio».
Motivi in più d’estasiarsi all’idea di salpare e ritemprarsi.
Dall’avventura burocratica per la patente nautica alle ostilità su temi coinvolgenti per giorni la banchina, dai passaggi obbligati del finanziamento bancario al perito, dal primo incontro con la “propria” barca alla prima uscita in mare (con “lei”, se perfino la Bacall dichiarò di essere gelosa dell’amata barca Santana di Bogart) sino al distacco causa “vendita”, dalle informazioni allarmanti sui tariffari del posto barca sino al valore dell’unico e solo comandante, dalle superstizioni, alla mitologia e all’onomastica nautica, la domanda che conta è: «si è davvero disposti a prendere il largo, per una parte della propria vita, su quella barca?»

La scheda di Antonella Chinaglia

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