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Corona M., Aspro e Dolce, 2005

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Corona M., Aspro e DolceMauro Corona, Aspro e Dolce, Milano, Mondadori, 2005, pp. 396, € 5.00

Era l’ottobre del 2010, quando il mio amico Mauro Chiari mi propose di seguirlo in una scarpinata montana, insieme al C.A.I. di Cento, al quale egli era iscritto da epoche preistoriche, in terra friulana. Erano tempi duri per me. Un grande amore era appena finito, portando con sé stravolgimenti sentimentali e materiali, ed una nuova donna, bellissima, molto più grande di me ed apparentemente irraggiungibile, si stava

affacciando nella mia vita. Il suo pensiero mi ronzava continuamente nella testa, simile ad un criceto che si affannava sulla sua ruota senza pause.

Per rispondere a quell’invito avevo dovuto comprare delle nuove scarpe da trekking, quelle storiche le avevo smarrite in un trasloco fatto pochi giorni prima (Solo un anno dopo seppi che erano state ritrovate in una vecchia scarpiera, completamente marce ed emananti un lercio odore di muffa).

Così partendo dalla Piana del Cansiglio ci incamminammo verso Casera Ceresera. Il mio amico in montagna subì una trasformazione, da timido ragazzo, divenne un’autoritaria guida, forgiata in anni di uscite in montagna. E con quella insospettata autorità mi disse di mettermi davanti al gruppo. A quella presunta attestazione di fiducia il mio animo, come ho detto in quei giorni malconcio, subì un’impennata di orgoglio, ma Mauro ci mise poco a smorzare il mio entusiasmo. “Gli inesperti li metto sempre davanti, così non li perdo mai d’occhio” mi disse.

Giunti in un piccolo rifugio i mitici appartenente al C.A.I. tirarono fuori dagli zaini ogni ben di dio e, da buoni emiliani, condivisero ogni cosa. Quando l’uscita in montagna si era già trasformata nella sagra della salamina da sugo di Madonna Boschi, ecco che arrivarono degli alpinisti friulani che aggiunsero a loro volto una quantità infinite di prelibatezze ed un vino buonissimo: il Raboso.

Ridisceso a valle, ero mezzo ciocco ed, incredibilmente per quei nefasti giorni, felice…

Quando il libro di Mauro Corona si è aperto tra le mie mani ed ho letto il primo capitolo, interamente dedicato al Raboso, ecco che la mia mente è corsa a quel lontano giorno fra i monti. Potenza della letteratura, della montagna e del buon vino.

Storie di montagna e di vino che riecheggiano nelle pagine dell’alpinista che ha scalato le classifiche letterarie e che raccontano l’epopea di Erto e dei suoi abitanti. Uomini di foreste e bevute, donne di coraggio e fatica, femmine sciccose per rompere la solitudine di una sera, tra una sbronza ed una rissa. La fantasia e la rabbia, la gioia di vivere, la festa e la morte riportate alla memoria in un’ennesima levata di bicchieri con un brindisi alla vita, l’aspro e il dolce assaporati insieme. Autobiografia e romanzo di avventure, di beffe e di omeriche bevute, ma anche la storia di un intero paese distrutto dalla catastrofe del Vajont. Immancabile sfondo è la natura, madre e matrigna di uomini, animali e piante e rocce. Padre benigno e traditore quel vino amato ed odiato, fiume rosso che inganna la paura di vivere, versato in bicchieri sempre colmi e sempre vuoti, come sono i giorni della vita.

La scheda di Dario Gigli

 

Incipit

Vino

Ho iniziato molto presto a bere vino. Ero ancora fanciullo quando, su consiglio dei parenti, ho dato mano ai primi bicchieri che, secondo loro, dovevano farmi sangue. In famiglia si onorava Bacco si dall’età del bronzo, e si brinda tuttora. Siamo una dinastia di bevitori e non ci vergogniamo.

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