Dario Gigli, L’eco del mare, Ferrara, Este Edition, 2004, pp. 72, € 6,00Dopo il romanzo quasi neopresocratico Taras, il giovanissimo Dario Gigli (23 anni), tarantino, laureato in Lettere, collaboratore della casa editrice di Luciana Tufani, conferma il suo significativo talento con un nuovo breve romanzo fanta-storico “L’eco del mare” ( Este Edition di Riccardo Roversi), anche ambientato nel ferrarese, con ricerche storiche della dottssa Guzzinati. Il libro, recentemente presentato a Ferrara per l’originale rassegna “La rottura della meccanicità” nella splendida cornice del giardino di Palazzo Schifanoia ( a cura dell’artista-animatore Simone Bavia) è una microrevisione tra reale e virtuale di certe dinamiche della seconda guerra mondiale con uno straordinario protagonista (tra altri) di nome Marx, coraggiosissima tale cifra “anagrafica” e anche molto simpatica, perturbante, sorta di password del romanzo stesso… Il libro è anche sottilmente provocatorio: oltre i prevedibili effetti di senso che domandano – a nostro avviso – invece sguardi più creativi – la logica del significante e della narrazione tout court per assaporare le pagine.
Significativo talento - abbiamo esordito- perché il libro di questo giovane autore da un lato conferma non la fine ma la necessaria eutanasia di certa Storia, laddove sempre più la cifra narrativa rivela quel che certa storiografia nazionale ideologica tutt’oggi rimuove, non tanto – ripetiamo - il mito del significato e del verosimile (facile strato geologico ad uso e consumo del politichese in coma terminale), quanto il fare storia nelle sue articolazioni affettive altrettanto decisive! Soprattutto, il giovane Gigli con la sua penna “fanta-storica”, già sorprendentemente lucida e robusta smentisce certi arroccamenti apocalittici intellettuali, nemici del futuro e delle nuove generazioni figlie del postmoderno e di Internet, a Ferrara i vari Baratelli, Testa, Pesci… ecc., penne anche virtuose e notevoli ma purtroppo proiettive, Freud docet, la solita sindrome di Matusalemme in agguato! Ecco, invece, qua e altrove, dalla sorgente viva e desiderante del futuro già presente, sguardi spregiudicati (contro la fuga del futuro stesso effimera e narcisistica da parte delle forze reazionarie e conservatrice-metafora della roccia inorganica), l’atemporale “Eco del mare”, l’incontrollabile verità dell’archetipo e della libertà del Mare, da dove viene la Vita organica e da dove l’intellettuale finalmente dis-organico scopre nuovi orizzonti. Il giovane Dario Gigli insomma, oltre la facile retorica altrove ampiamente diffusa di una presunta memoria perduta di chissà quale passato (il solito mito dell’età dell’oro mai esistita…), con questo piccolo gioiello contribuisce soggettivamente a terminare con sobrietà ma precisione balistica- cibernetica certo novecento totalitario ostile alla Libertà, mossa culturale oggi francamente decisiva e darwiniana!

