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Giorgio Bassani; gli esordi poetici ("Storie dei poveri amanti", "Te lucis ante", "Un’altra libertà")

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bassanig-opere     Sulle poesie degli esordi, tre raccolte di versi - Storie dei poveri amanti nel 1945 e 46, Te lucis ante nel 1947 e Un’altra libertà nel 1951- lo stesso autore dichiarò: “non avrei mai potuto scrivere niente se non avessi prima scritto Te lucis ante. In un certo senso, è dunque questo il mio libro più importante”. Egli, infatti, negli anni in cui scriveva La passeggiata prima di cena, una delle Cinque Storie ferraresi, non voleva negarsi alle evasioni della “fantasia consolatrice”. (Di là dal cuore, in Opere, cit., pp. 1166, 1210).
     Dai critici è stato sottolineato “il fascino singolarissimo della prima poesia di Bassani fatta di cadenze musicali e di attenzione alle cose quotidiane” (A. Dolfi, Giorgio Bassani. Una scrittura della malinconia, Bulzoni Editore, Roma 2003, pp. 50-51).
     In aggiunta, giova ripetere che già nelle prime pubblicazioni di poesie, si presentano, come sorgente lirica dell’uomo e del letterato, alcuni importanti elementi della sua biografia poetico-geografica: Ferrara, città e campagna (che s’avvia a diventare luogo letterario), l’ambiente israelita, i recuperi della memoria, il valore del tempo, il particolare rapporto con la famiglia, con l’amore, la vita e la morte (M. Grillandi, Invito alla lettura di Bassani, Mursia, Milano 1997, p. 47).
     Per quanto riguarda la Ferrara delle poesie giovanili, è bene sottolineare con le parole dello stesso Bassani che la sua “terra” gli “si mostra attraverso i colori intrisi d’una luce come velata”, quella delle tele dei pittori ferraresi e bolognesi del Cinque e Seicento, allora all’attenzione degli amici bolognesi storici dell’arte (Poscritto, in Opere, cit., pp. 1162-63).
     Ecco alcuni versi tratti dalle raccolte della “giovinezza”:
     “Approdano alla Mura degli Angeli con perse voci di campane/ i grigi morti da est, si arenano i sarcofaghi d’oro/ ai cumuli azzurri del fieno, un ultimo treno viola/ palpita nei vetri sfavillanti delle fabbriche suburbane/ quando malinconica grida la sirena della sera”  (Storie dei poveri amanti, “Dai bastioni orientali”, in Opere, cit., p. 1361);
      “E’ a quest’ora che vanno per calde erbe infinite/ verso Ferrara gli ultimi treni, con fischi lenti/ salutano la sera, affondano indolenti/ nel sonno che via via là spegne pievi rosse, turrite./ Dai finestrini aperti l’alcool delle marcite/ entra un po’ a velare il lustro delle povere panche. Dei poveri amanti in maglia scioglie le dita stanche,/ fa deserte di baci le labbra inaridite.” (Storie dei poveri amanti, “Verso Ferrara”, in Opere, cit., p. 1363);
     E quando nel giro del ballo oscuro che ci rimorchia,/ dimenticate ombre nostalgiche a fingere la vita,/ spirito della notte ci riavrai, dopo le ultime risa,/ i baci sulle guance, gli auguri, gli addii sulla porta;/…forse torneremo di sopra, in sala, seduti qua attorno al solito/ tavolo, sotto la lampada, commensali distratti,/ fermi, le labbra sigillate, pallidi di contro ai pallidi/ ritratti dei nostri morti, morti anche noi, ma soli. (Storie dei poveri amanti, “Cena di Pasqua”, in Opere, cit., p. 1370);
      “Luce che i caldi tetti/ della città saluti,/ ombra che li tramuti…/ (un passo, solo un poco/ più stanco; e soffi là,/ dalla spia: Sei libero non è che un gioco, va’…)/ Non hai pace. Prometti/ cieco ancora. Tu dai/ sempre ciò che non hai: luce, ombra, libertà” (Te lucis ante, in Opere, cit., p. 1387);
      “Stesa eri sul prato,/ una croce leggera,/ un sole innamorato/ ti destava, una voce…/” (Te lucis ante, in Opere, cit., p. 1391).
      “‹Vide cor meum.› Tu chiami? Oh il cuore, il cuore, niente/ altro di me (tu cerchi?) ti specchia dal profondo./ Dunque toccami il cuore; gli occhi no, non la mente, non il labbro insolente dietro cui mi nascondo” (Te lucis ante, “Vide cor meum”, in Opere, cit., p. 1395);
      “Se qui nel petto, contro il vivo cuore,/ s’entro me stesso seppellirti osai,/ e offeso ora in me tremi, offesa mai/ manchi alla vita che ancora mi resta,/ lacrime a questa seppellita fonte/ su cui, sospeso, con la fronte stai” (Te lucis ante, “A mio padre”, in Opere, cit., p. 1400);
     A questo punto dobbiamo ricordare che gli anni dal 1939 al ’45 sono importanti per la poesia italiana segnata dalla rottura con la metrica tradizionale (Ungaretti, Montale, Pavese, evidenziando che per Bassani è importante anche la poesia francese: Baudelaire, Apollinaire, Mallarmé, Rimbaud, Verlaine).
 
 
     Bibliografia essenziale
  • G. Bassani, Opere, a c. di R. Cotroneo, A. Mondadori Ed., Milano 2001
  • A. Dolfi, Giorgio Bassani. Una scrittura della malinconia, Bulzoni Ed., Roma 2003
  • M. Grillandi, Invito alla lettura di Bassani, Mursia, Milano 1997
  • L. Lenzini, Un cambio di prospettiva:’In rime e senza’ di Giorgio Bassani, “Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Siena”, n. 8, 1987, pp. 347-85. (Contiene uno studio dettagliato delle raccolte poetiche di Bassani)
  • L. Lenzini, Interazioni tra poesia e romanzo: Gozzano, Giudici, Sereni, Bassani, Bertolucci, Tipolitografia, Trento 1998, pp. 137-81
  • Liceo Classico “L. Ariosto” di Ferrara, Quaderni, n. 37, Appuntamento a casa Bassani, Ferrara 2002
  • Liceo Classico “L. Ariosto” di Ferrara, Il filo della memoria, Giorgio Bassani: gli anni della formazione e l’esordio poetico (1934-1945), Ferrara 2005
  • R. Cotroneo, La ferita indicibile, in G. BASSANI, Opere, cit., pp. XI-LVIII

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