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Giorgio Bassani; le raccolte poetiche seguenti ("Traducendo", "Epitaffio", "In gran segreto")

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bassanig-epitafio-it     Da alcuni recensori, è considerata non meno affascinante la lucidità disincantata delle poesie composte dagli anni Cinquanta, Traducendo (1959), Epitaffio (1973-74), In gran segreto (1976-78), un vero e proprio punto di arrivo del poeta.
     Come detto, vi permane la presenza di importanti elementi della sua biografia poetico-geografica: Ferrara, città e campagna (ormai luogo letterario), l’ambiente israelita, i recuperi della memoria, il valore del tempo, il particolare rapporto con la famiglia, con l’amore, la vita e la morte:
      “Negli anni d’oro della mia/ gioventù/ a quante sublimi auree cose credevo/ con mica troppo ahimè/ coraggio di crederci./ Adesso quasi vecchio, quasi completamente incredulo, ne ho tanto però di coraggio” (Epitaffio, “Negli anni d’oro”, in Opere, cit., p. 1415);
      “No, non aggiugerò nuova legna/ al fuoco lasciamo/ che la legna che già c’è si consumi/ a poco a poco/ che la vampa si trasformi a poco a/ poco in brace/ ed io e te zitti – seduti/ uno a fianco dell’altro – dal fondo/ buio della sala a guardare/ spegnersi finalmente anche quella” (Epitaffio, “No non aggiungerò”, in Opere, cit., p. 1425);
      “Mi racconta che stanotte al telefono/ avevo parlandole una strana voce/…mi chiedo vive dunque ancora/ quel bambino medesimo che corrucciato abbraccia/ la mamma nel minuscolo/ quadretto fotografico che sta in salotto a Ferrara?” (Epitaffio, “Al telefono”, in Opere, cit., p. 1430);
      “Subito dopo aver chiuso gli occhi per sempre/ eccomi ancora una volta chissà come a riattraversare Ferrara in macchina/…” (Epitaffio, “Rolls Royce”, in Opere, cit., p. 1430);
      “Davvero cari non saprei dirvelo/ attraverso quali/ strade così di lontano/ io sia riuscito dopo talmente/ tanto tempo a tornare./ Vi dirò soltanto che mi lasciai/ pilotare nel buio/ da qualcheduno che m’aveva/ preso in silenzio per la mano” (Epitaffio, in Opere, cit., p. 1445);
      “Essere il ramo della foresta/ la fogliolina di quel/ ramo/ tornare ancora come eri/ allora a tre quattro anni/ quando non conoscevi/ nessuna femmina tranne la/ mamma/ nessun’altra città fuor che/ la tua” (Epitaffio, “Forte Antenne”, in Opere, cit.,  p. 1451);
      “Lo so quel che significa lo/ indovino/ questo frusciare qui vicino questa cosa che calma fluisce/ calma e gioiosa/ ed io per la prima volta immobile impietrito/ nel mezzo della/ corrente/ io duro io gelido io assente io sbalordito/ a guardare” (Epitaffio, in Opere, cit., p. 1455)
     “Tu dormi ma forse sogni di socchiudere come me le palpebre/ e di vedere le stesse cose ch’io vedo/ forse anche tu sognando ascolti come me o piuttosto/ ti sforzi d’ascoltare/ tu pure la conversazione che ferve sommessa nel vano/ adiacente.Unica a emergere nel fioco contesto è se mai la voce cantante di mia/ madre/ riconosco all’improvviso la tipica/ sua risata musicale/ ed è comunque a partire da questo istante preciso che prendo anche a fisicamente/ focalizzarli a distinguerli/ ad uno ad uno in carne ed/ ossa/ i buoni i saggi i sempre molto pensierosi famigliari e consanguinei insomma quelli/ che per chiunque si sia –da impubere- sono i grandi”(Epitaffio, “I grandi”, in Opere, cit., pp. 1463, 1464-65);
      “Muore un’epoca l’altra è già qua/ affatto nuova e/ innocente/ ma anche questa lo so non la/ potrò vivere che girato/ perennemente all’indietro a guardare/ verso quella testè/ finita/ a tutto indifferente tranne a che/ cosa davvero fosse la mia/ vita di prima/ chi sia io mai/ stato” (In gran segreto, in Opere, cit., p. 1477);
      “Qualche chilometro appena fuori Ferrara dalla/ parte delle Valli e del Po/ d’estate non meno che d’inverno subito il verde dirada si/ va/ lungo la provinciale che lenta fra le brune/ piatte terre serpeggia/ librati quasi a mezz’aria o addirittura come con sotto/ il più perfetto dei vuoti.” (In gran segreto, “A casa”, in Opere, cit., p. 1491);
      “La magnolia che sta giusto nel mezzo/ del giardino di casa nostra a Ferrara è proprio lei/ la stessa che ritorna in pressochè tutti/ i miei libri. La piantammo nel ‘39/ pochi mesi dopo la promulgazione/ delle leggi razziali (Epitaffio, “Le leggi razziali”, in Opere, cit., p. 1438).
     Suscita ancora profonda emozione leggere ‘Le leggi razziali’, ricordando che nel 2008 ricorre il 70° anniversario della promulgazione delle leggi razziali antiebraiche (3 settembre 1938), ed è incredibile come luoghi e scenari bassaniani siano ancora oggi intatti e percorribili, soprattutto in certe ore e in certe stagioni.
     Forse ci vorrà ancora tempo per capire appieno e giudicare le poesie di Giorgio Bassani, ma si può fin da ora condividere la convinzione che esse appartengano alla regione “del cuore”, e che siano “quanto di più spontaneo e vitale abbia scritto Bassani” (L. Lenzini, Un cambio di prospettiva: ’In rime e senza’ di Giorgio Bassani, “Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Siena”, n. 8, 1987, pp. 347-85; R. Cotroneo, La ferita indicibile, in G. Bassani, Opere, cit., pp. XI-LVIII, p. XLV). 
 
 
     Bibliografia essenziale
  • G. Bassani, Opere, a c. di R. Cotroneo, A. Mondadori Ed., Milano 2001
  • A. Dolfi, Giorgio Bassani. Una scrittura della malinconia, Bulzoni Ed., Roma 2003
  • M. Grillandi, Invito alla lettura di Bassani, Mursia, Milano 1997
  • L. Lenzini, Un cambio di prospettiva:’In rime e senza’ di Giorgio Bassani, “Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Siena”, n. 8, 1987, pp. 347-85. (Contiene uno studio dettagliato delle raccolte poetiche di Bassani)
  • L. Lenzini, Interazioni tra poesia e romanzo: Gozzano, Giudici, Sereni, Bassani, Bertolucci, Tipolitografia, Trento 1998, pp. 137-81
  • Liceo Classico “L. Ariosto” di Ferrara, Quaderni, n. 37, Appuntamento a casa Bassani, Ferrara 2002
  • Liceo Classico “L. Ariosto” di Ferrara, Il filo della memoria, Giorgio Bassani: gli anni della formazione e l’esordio poetico (1934-1945), Ferrara 2005
  • R. Cotroneo, La ferita indicibile, in G. Bassani, Opere, cit., pp. XI-LVIII

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